Cabinovia in Val Bisagno, i comitati: «Studio debole e troppi dubbi. Ora decida la politica»
di R.S.
Dopo gli incontri tecnici con il Politecnico di Milano e il confronto in Commissione consiliare, i comitati chiedono l'avvio di un vero percorso partecipato
La discussione sulla possibile realizzazione di una cabinovia in Val Bisagno si avvicina a un passaggio decisivo. A sostenerlo sono i comitati e le associazioni che hanno partecipato agli incontri di approfondimento organizzati nelle ultime settimane sullo studio commissionato dal Comune al Politecnico di Milano e presentato dalla sindaca Silvia Salis il 28 marzo scorso.
Lo studio, illustrato come un'analisi delle possibili soluzioni per migliorare la mobilità della vallata, individuava nella cabinovia l'opzione ritenuta più efficace. Tuttavia, secondo i rappresentanti della cosiddetta società civile, i dati emersi durante gli approfondimenti tecnici raccontano una realtà molto diversa.
Nel corso del primo incontro, svoltosi l'11 maggio con lo staff del professor Coppola, sarebbe infatti emerso come l'impatto della cabinovia sulla riduzione del traffico risulterebbe limitato. Secondo quanto riportato dai comitati, l'infrastruttura determinerebbe un aumento dell'utilizzo del trasporto pubblico pari ad appena l'1,4%, una percentuale ritenuta insufficiente per giustificare un intervento di tale portata.
Dalle analisi sarebbe inoltre emerso che una soluzione tranviaria garantirebbe tempi di percorrenza molto simili a quelli della cabinovia, con una differenza stimata di circa tre minuti.
Nel secondo incontro, tenutosi il 27 maggio, l'attenzione si è concentrata sugli impatti urbanistici e paesaggistici dell'opera. I comitati evidenziano in particolare il possibile impatto visivo delle cabine, che transiterebbero a intervalli ravvicinati sopra aree densamente abitate, oltre all'ingombro delle stazioni previste lungo il tracciato.
Tra le principali criticità segnalate figura anche la mancanza di verifiche approfondite sulla concreta fattibilità dell'intervento. Secondo i rappresentanti dei comitati, in alcuni punti del percorso — tra cui le zone di Firpo, Garassini e dello scolmatore — l'installazione dei piloni presenterebbe notevoli difficoltà tecniche.
Per questo motivo, viene giudicato poco utile procedere con ulteriori approfondimenti tecnici, compreso il terzo incontro dedicato agli effetti del vento che sarebbe in programma nelle prossime settimane.
«La parola ora deve passare alla politica», sostengono i promotori del documento.
Il tema è infatti approdato anche in Consiglio comunale. Una prima seduta della commissione dedicata si è svolta il 14 maggio con la presentazione dello studio da parte del professor Coppola e l'audizione di comitati e associazioni. Una seconda riunione è prevista per il 3 giugno e potrebbe rappresentare un momento decisivo per orientare le future scelte dell'amministrazione.
I comitati chiedono che il Consiglio comunale faccia proprie alcune dichiarazioni rilasciate dalla sindaca nelle scorse settimane, nelle quali avrebbe sottolineato che lo studio del Politecnico rappresenta una base di partenza e non una decisione definitiva, lasciando aperta la possibilità di valutare soluzioni alternative e avviare un percorso partecipativo con cittadini e territori.
L'obiettivo indicato è quello di riprendere l'esperienza del percorso di partecipazione avviato nel 2011, coinvolgendo attivamente residenti, associazioni e soggetti interessati nella definizione del futuro sistema di mobilità della vallata.
Secondo i firmatari del documento, lo studio del Politecnico avrebbe comunque avuto il merito di fornire per la prima volta un quadro organico e approfondito della mobilità in Val Bisagno. Da questa analisi emergerebbero tre elementi principali: l'assenza di una reale giustificazione per il progetto dello Skymetro, la limitata efficacia dell'attuale progetto degli Assi di Forza e la conferma del tram come soluzione più coerente per migliorare il trasporto pubblico locale.
Per i comitati si tratta di una base importante da cui ripartire. L'auspicio è che, a partire dal prossimo settembre, possa prendere il via un percorso condiviso che porti all'individuazione della soluzione più efficace e sostenibile per il futuro della Val Bisagno.
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