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Associazioni Pro Vita negli ospedali, il no di Uil Liguria: "Donne hanno diritto di scelta e privacy"

di Marco Innocenti

Servetto: "Interrompere una gravidanza è un passo intimo e privato. Impensabile che una donna si metta a dialogare con un'estranea"

La proposta di prevedere la presenza delle associazioni cosiddette Pro Vita all'interno degli ospedali, accanto alle donne e alle famiglie che hanno deciso di procedere con l'interruzione di una gravidanza, sta facendo inevitabilmente discutere. "Intendiamo soffermarci su quattro semplici considerazioni - scrive Uil Liguria in una nota - Le donne hanno diritto di scelta, diritto di pieno accesso al servizio, diritto alla privacy in struttura pubblica. Inoltre ci sembra necessario riattivare il finanziamento pubblico regionale ai consultori che realmente forniscono prestazioni e non vicinanza approssimativa. La Uil Liguria, sindacato laico e riformista, cammina accanto alle donne per il loro diritto ad avere assistenza sanitaria snella, efficace e in assoluta privacy".

“Le donne  o le famiglie che decidono di interrompere una gravidanza - spiega Sheeba Servetto, segretario regionale di Uil Liguria - hanno diritto, per legge, alla privacy. Non si può assolutamente pensare che, in una struttura pubblica, una donna che compie un passo importante, intimo e privato per sé e la sua famiglia, possa mettersi a dialogare su questioni personali con una persona estranea al suo percorso di vita e di donna. Inoltre, per dare piena attuazione alle legge 194, occorre individuare delle modalità di sostegno ai consultori che, sul territorio, forniscono da tanti anni e con competenza prestazioni reali a donne, minori, anziane”.