Arrestato a Rimini per esplosione sulla Nord Stream, potrebbe essere coinvolto anche nell'attentato alla nave Seajewel
di F.S.
L'uomo è stato fermato dai carabinieri mentre era in vacanza: la Procura di Genova apre le indagini per un possibile collegamento con quanto successo al largo di Savona lo scorso febbraio
Potrebbe esserci un collegamento tra l'esplosione dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico e l'attentato avvenuto nel febbraio scorso sulla nave petroliera Seajewl, al largo della costa di Savona.
La procura di Genova ha infatti delegato la Digos di acquisire informazioni su Serhiy K., 49enne ucraino arrestato all'alba dai carabinieri in provincia di Rimini, accusato dalla procura federale tedesca di essere coinvolto proprio nell'episodio in cui del materiale esplosivo era stato piazzato sui gasdotti Nord Stream 1 e 2, nel Mar Baltico, nel settembre del 2022, per poi farlo detonare.
Quel giorno, Serhiy potrebbe aver avuto un ruolo di coordinamento nell'operazione in cui alcune cariche esplosive erano state fatte esplodere nei pressi dell'isola danese di Bornholm, provocando seri danni alle due infrastrutture strategiche per il trasporto di gas russo in Europa
Il blitz dei carabinieri è scattato all'alba di oggi: una volta individuato in una struttura di San Clemente, in provincia di Rimini, i militari hanno fatto irruzione nel bungalow dove Serhiy si trovava con la propria famiglia. Il 49enne ha seguito le autorità senza opporre resistenza, per essere successivamente portato nel carcere di Rimini.
Ma il 49enne ucraino potrebbe aver giocato un ruolo determinante anche nell'attentato avvenuto a febbraio al largo di Savona, quando la nave petroliera Seajewl, battente bandiera maltese, venne danneggiata da due ordigni esplosivi. La pm Monica Abbatecola ha aperto un'indagine: l'ipotesi principale su cui lavorano gli investigatori della Digos e della Capitaneria genovesi è quella di un sabotaggio fatto da filoucraini visto che la Seajewel era stata indicata come legata alle flotte fantasma che aggirano l'embargo sul petrolio russo.
Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio, al largo di Savona, la petroliera subì due squarci da due diverse bombe. Entrambe le esplosioni non avevano distrutto le pareti della camera di sicurezza che contenevano il petrolio, evitando così un disastro ambientale. Il greggio, come emerso dalle indagini, era di origine algerina, mentre proveniva dalla Libia quello trasportato dalla Seacharm, la gemella arrivata in Liguria qualche giorno dopo.
Dopo l'attentato il procuratore Nicola Piacente e la pm Abbatecola avevano aperto un fascicolo per naufragio con l'aggravante del terrorismo. Gli ordigni usati potrebbero essere mine Limpet o 'a patella', o almeno questa è l'ipotesi delle autorità greche che stanno indagando sull'attentato alla Seacharm, gemella della Seajewell. Le mine vengono attaccate alle navi con magneti e solitamente contengono tnt.
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