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A un anno dal crollo, dolori e speranze

di Paolo Lingua

Il Punto di Paolo Lingua

Dolore e speranza a un anno dal tragico crollo del ponte Morandi, ormai il “fu” ponte Morandi, considerato che l’ultima pila è stata demolita un paio di giorni fa. Il futuro ponte autostradale avrà un altro nome e una diversa fisionomia. I segni del passato sono cancellati, anche se, come è fin troppo ovvio, il dolore per le 43 vittime e tutti i danni diretti e indiretti causati dalla tragedia non potranno essere cancellati mai. I parenti delle vittime, nel corso della sobria cerimonia di ieri, composti e controllati nei gesti e nelle parole, sono stati un esempio molto alto.

Resta risoluta la loro richiesta di verità e di giustizia, senza dubbi e senza angoli oscuri, come purtroppo è avvenuto non poche volte in Italia negli anni passati  dopo tragedie simili. Un appello chiesto anche dal cardinale Angelo Bagnasco e accolto dalle autorità istituzionali locali e politiche nazionali. La temuta “passerella” per fortuna non c’è stata e le dichiarazioni di Conte, Salvini, Di Maio, Toninelli e persino di Zingaretti sono state asciutte e sobrie.

Anche perché su tutti incombe la più contraddittoria e confusa crisi politica e di governo degli ultimi anni e tutti hanno la sensazione netta della fragilità e della confusione d’un ceto politico che non ha neppure il cinico (ma per certi aspetti saggio e scafato) incedere dei politici della Prima Repubblica tanto vituperati in passato. Frettoloso ritorno a Roma, con molti problemi specificamente genovesi irrisolti (dalla questione complessa della concessione alla società autostrade sino alla decisione sulla realizzazione della Gronda, argomenti sui quali, di sfuggita, Toninelli e Salvini hanno espresso valutazioni opposte), con alleanze e contatti che si muovono a sbalzi, con maggioranza in atto frantumata, centrodestra in via di ricostituzione ma non semplice, sinistra in delirio e a rischio di spaccatura.

Ma questi sono i problemi che incomberanno sul pase da domani, Ferragosto inquieto, mentre Genova, che pure in qualche modo ha chiuso il suo primo capitolo doloroso, dovrà vedersela con tutti gli aspetti della ricostruzione. Il sindaco-commissario Marco Bucci  non ha perduto la sua voglia di ottimismo, ribadendo che, a questo punto, nell’aprile del 2020 il ponte tornerà a funzionare in pieno. Nessun altro è stato così apodittico con date così precise, ma si è avvertita una volontà di rinascita.

Il ponte vuol dire una vita diversa per i quartieri del Ponente e della Valpolcevera profondamente feriti. Occorre intervenire per dare un nuovo assetto urbanistico dove le case sono state demolite e le strade interne di collegamento bloccate, deve riprendere la normale viabilità, devono risorgere i commerci e i servizi nonché la vita sociale. Il ponte nuovo poi significa ripresa per l’industria, il commercio, l’artigianato e soprattutto la vita – in tutti i sensi – del mondo portuale.

Genova, nello scalo, attende grossi interventi strutturali che porteranno cambiamenti radicali, tutti in crescita: il ribaltamento a mare della Fincantieri, lo spostamento della Diga Foranea, la ristrutturazio0ne dell’asse tra  Hennebique e Ponte Parodi, gli interventi sul Waterfront di Levante. E solo per fermarci agli aspetti più vistosi. Nel frattempo, sempre per quel che riguarda  la questione del ponte resterà al centro dell’inchiesta della magistratura.

Il procuratore capo Cozzi ha voluto, e correttamente, in occasione dell’anniversario del crollo, fare una sorta di punto sulla vicenda. Sappiamo che ci sono oltre settanta indagati, un numero destinato a crescere. La questione è complessa, difficile, anche perché le responsabilità dirette e indette, le azioni e le omissioni sono intrecciate tra di loro e per di più sui comportamenti delle persone fisiche e delle aziende si sovrappongono le valutazioni tecniche oggetto di perizie e controperizie.

Prima delle metà del prossimo anno sarà difficile tirare per la prima volta le fila e capire quale sarà la scelta del giudice per le indagini preliminari. Il percorso processuale sarà lungo e complicato. Inutile farsi illusioni. Ma non si fermerà. Quaratatré vittime innocenti e decine e decine di migliaia di genovesi colpiti direttamente e indirettamente lo esigono. Per civiltà e per democrazia.