8 marzo, il futuro lo costruiremo insieme: auguri a tutte le donne

di Matteo Cantile

2 min, 53 sec

Il sottile confine tra l'esaltazione dell'uguaglianza e della diversità è il luogo esatto dove si fonda una società più giusta

8 marzo, il futuro lo costruiremo insieme: auguri a tutte le donne

Non scriverò un editoriale sull’8 marzo: troppo facile, semplicistico forse, farlo dalla posizione dell’uomo illuminato quale credo di essere. So bene che le donne, nella loro battaglia quotidiana, affrontano ‘bestie’ ben diverse da me e che il percorso che sono costrette a seguire per affrancarsi è molto più tortuoso di quello che ho intrapreso io.

E non dirò nemmeno che la nostra società è cattiva, che non capisce e discrimina le donne, perché sarebbe altrettanto semplicistico e ingiusto: la società è un insieme d’individui, ognuno con la sua sensibilità e la sua scala di valori. E i valori, lo vediamo tutti, sono in continua evoluzione, anche se non sempre in meglio.

E non parlerò dei femminicidi, che sono una cosa tanto orrenda e squallida che persino il mio pc, mentre scrivo queste righe, sottolinea la parola di rosso, a segnalare l’errore. Ed è un errore eccome, commesso da uomini che credono di essere grandi solo perché pensano di essere forti. Ma per questa roba ci sono le patrie galere e sono felice che ieri il Governo abbia finalmente messo il carico su una legge giustamente draconiana: ammazzi una donna solo perché è donna, perché ti vuole lasciare, perché non ti ama più? Serro le sbarre e butto via la chiave, ci vediamo all’altro mondo, giusto così.

Però vorrei parlare di diversità, poiché a me questa roba che siamo tutti uguali non solo dà l’orticaria ma mi appare come la base su cui poggiano tutte le successive elucubrazioni (sbagliate). E’ la diversità, non la finta uguaglianza, a esaltare la libertà di ogni individuo. Donne, uomini e tutti gli altri generi che si andranno via via individuando (con cautela, per favore).

Lasciamo che le donne siano libere di perseguire i loro sogni di carriera ma anche, se lo desiderano (e di solito lo desiderano), di pianificare una maternità. Lasciamo, anzi esaltiamo la loro indipendenza, anche economica, ma non storciamo il naso se intimamente provano piacere quando un uomo si mostra cortese, persino generoso.

Non disegniamo un mondo finto, ingenuamente ideale, nel quale donne e uomini portano gli stessi pantaloni, bestemmiano e sputano alla stessa maniera: è l’idea di un femminismo antico, obsoleto, che costruisce un’identità falsa, del resto nemmeno noi bestemmiamo e sputiamo più (almeno in larga parte…).

Ma una volta e per sempre diciamo che le donne non devono giustificare le loro azioni, almeno nella stessa misura in cui noi uomini non giustifichiamo le nostre. Siano madri, professioniste o entrambe le cose. Siano forti, perché lo sono, eccome se lo sono, ma abbiano il diritto a una spalla su cui piangere. E siano lasciate libere di costruire il loro avvenire senza costrizioni o pregiudizi. Non è una strada facile, perché il pregiudizio è sempre il punto di partenza del ragionamento umano, ma è quella giusta da imboccare.

Ah, già che ci sono, abbiate pietà anche di noi uomini: non sempre sappiamo cosa sia giusto fare, dire. Anzi non lo sappiamo quasi mai. E non lo sapevamo prima quando almeno due coordinate c’erano, figuratevi adesso. Il futuro lo dobbiamo costruire insieme, aiutateci e noi vi aiuteremo.

Auguroni donne! Siete la vera ragione per cui ci alziamo da letto al mattino, non dimenticatelo mai!

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