35° Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all'estero, Pozza: "Puntiamo ai 700 miliardi di export entro il 2027"

di Luca Pandimiglio

"I nostri imprenditori possono contare su un elemento distintivo fondamentale: il marchio del Made in Italy"

GENOVA – In un contesto internazionale segnato da crisi geopolitiche, tensioni commerciali e nuove barriere tariffarie, il Made in Italy continua a mantenere una forte capacità di penetrazione sui mercati globali. È il quadro tracciato da Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, nel corso della 35ª Convention mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, in svolgimento a Genova tra Palazzo della Borsa, Hotel Bristol e Palazzo Tobia Pallavicino.

«Le imprese italiane all’estero stanno vivendo un momento difficile, come tutti, perché le crisi internazionali si riflettono in tutti i Paesi», ha spiegato Pozza. «Tuttavia i nostri imprenditori possono contare su un elemento distintivo fondamentale: il marchio del Made in Italy».

Un brand che, secondo il presidente di Assocamerestero, rappresenta ancora oggi un fattore competitivo decisivo. «Il Made in Italy è molto apprezzato, i nostri prodotti sono tra i più copiati al mondo e questo dimostra la loro forza. Rispetto ad altri marchi abbiamo una maggiore possibilità di successo».

Nonostante le difficoltà del quadro globale, i numeri dell’export italiano restano positivi. L’Italia si avvicina all’obiettivo dei 700 miliardi di euro entro il 2027, mentre oggi il valore complessivo delle esportazioni si attesta intorno ai 635 miliardi. «Continuiamo a esportare e a crescere nonostante tutto», ha sottolineato Pozza, evidenziando la resilienza del sistema produttivo nazionale.

A trainare il Made in Italy sono settori altamente riconoscibili sui mercati internazionali, dal design all’arredo, passando per l’agroalimentare, la farmaceutica, l’aerospazio e la meccanica. Una diversificazione che consente all’Italia di mantenere una presenza solida anche in contesti economici complessi.

«Fortunatamente l’Italia ha tanti settori da coinvolgere nel Made in Italy, e questo permette anche una variabilità dei mercati», ha spiegato Pozza, ricordando come il sistema produttivo nazionale sia in grado di adattarsi a scenari mutevoli.

Sul fronte delle strategie future, il presidente di Assocamerestero indica con chiarezza le direttrici di crescita. «Dobbiamo lavorare per dare alle imprese nuove opportunità, non alternative ma aggiuntive, consolidando i mercati esistenti come Europa e Stati Uniti, ma guardando soprattutto a nuove aree come l’Asia, l’Australia e il Mercosur».

Proprio questi ultimi rappresentano, secondo Pozza, alcuni dei bacini più promettenti per l’export italiano: aree vaste, in crescita demografica ed economica, dove la domanda di prodotti di qualità può tradursi in nuove opportunità per le imprese.

Genova, scelta come sede della Convention, assume in questo contesto un valore simbolico e strategico. «È il primo porto commerciale d’Europa e da qui sono partiti storicamente flussi di merci e persone verso il mondo», ha ricordato Pozza. «Oggi continua a essere un punto di connessione fondamentale per l’export italiano».

Accanto alle opportunità, non mancano tuttavia le criticità per le imprese. In Italia pesano ancora il caro energia, la carenza di manodopera e la burocrazia, mentre sui mercati esteri cresce la concorrenza dei Paesi emergenti, forti di costi produttivi più bassi.

Per Pozza la risposta passa però dalla qualità. «Dobbiamo lavorare sul valore del prodotto. Il Made in Italy è un marchio che nasce dalla qualità». Fondamentale anche il ruolo della rete camerale italiana all’estero, che non si limita a promuovere le imprese, ma le accompagna nei percorsi di internazionalizzazione e investimento.

«Noi come sistema camerale non solo portiamo le imprese nei mercati esteri, ma le seguiamo anche dopo, quando iniziano a investire e a operare stabilmente», ha concluso Pozza, sottolineando il valore di una rete con radici storiche profonde in molti Paesi del mondo.

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