Messina (Assarmatori): "Con il prezzo dei carburanti, il segmento dei traghetti è il più fragile"
di Redazione
Il richiamo all’unità questa volta ha un tono meno allarmistico, perché il presidente uscente di Fedepiloti, Roberto Bunicci, durante il mandato ha lavorato per ridurre la frammentazione della categoria. E così oggi è possibile contare il ritorno di alcuni piloti genovesi che si erano staccati qualche anno fa: «Il nostro operato – ha detto Bunicci in apertura della 79esima assemblea della categoria – è stato diretto allo scopo di contribuire a rafforzare il senso di unità e appartenenza dei piloti alla nostra comunità professionale. Ed è in quest’ottica che rileviamo con soddisfazione la richiesta avanzata da parte di molti piloti, che precedentemente si sono dimessi dalla nostra associazione, di rientrare in Fedepiloti per tornare a far parte di questo progetto comune».
Ora toccherà al successore di Bunicci continuare su questa rotta, sostenuto dal direttore della Federazione, Salvatore Mecca. I piloti hanno eletto Fabio Pagano, capo pilota di Livorno come nuovo presidente, e Corrado Baliva (pilota dei Porti di Roma) come vice.
La compattezza è il tema centrale dell’assemblea che è diventata l’occasione per ragionare sullo stato di salute del cluster. Non è un caso che il vice comandante generale della Capitaneria, l’ammiraglio Vincenzo Leone, declini la necessità di unità per la categoria dei piloti: "Non possiamo permetterci la divisione tra associazioni di piloti. Certe vicende devono essere superate".
Ma l’obbligatorietà di fare quadrato vale per tutti, per poter superare l’incertezza del momento: quella internazionale ed economica, soprattutto. "Oggi il cluster marittimo è plurimo, oggetto cioè di pluralità, ma comunque molto unito – spiega Stefano Messina, presidente di Assarmatori – E cito due temi. Il primo: i regolamenti ambientali che stanno penalizzando l’Italia. Negli ultimi mesi abbiamo avuto elementi esterni che ci hanno penalizzato enormemente: la guerra, le politiche di Trump, la crisi di Hormuz e i ovviamente regolamenti ambientali. Adesso tutti dicono che l’Ets è sbagliato, noi lo diciamo da tre anni. Il secondo argomento sono le infrastrutture portuali, altro tema strategico per il Paese".
Il numero uno degli Assarmatori specifica: "Il segmento dei traghetti oggi con i prezzi del combustibile e del gasolio a questi livelli, è in assoluto il più fragile. Il tema è il mantenimento dei servizi. Mi spiego: con il prezzo del combustibile ogni viaggio ha un Ebitda negativo, cioè brucia cassa. Conviene tenere la nave ferma, pagando tutti i costi come equipaggio e manutenzione. Io credo che per i servizi di lungo raggio per le isole, ci saranno riduzioni. Meno sul corto raggio perché magari diminuisce un po’ la frequenza ma rimarrà la continuità del servizio. Poi ci saranno le solite lamentele, perché come succede in Italia, a marzo-aprile non interessa a nessuno. A maggio iniziano ad arrivare i turisti. Poi a giugno cominceranno a farsi sentire i presidenti delle Regioni e i sindaci. Se il combustibile sarà a questi prezzi io credo che ci saranno meno viaggi e ci sarà quindi affollamento nelle banchine, lamentele del pubblico. Il servizio è assolutamente oggi per il nostro Paese la priorità assoluta, soprattutto per i collegamenti con le isole sul lungo raggio». La riprova che ci sia sui temi fondamentali, una convergenza, arriva da Luca Sisto, direttore generale di Confitarma: "Faccio mio l’appello di una visione comune, una visione del cluster che guarda a terra e a mare e non può che vedere le associazioni sempre più vicine, soprattutto quando hanno obiettivi comuni. E quale può essere il nostro obiettivo? Semplicemente uno: rimettere il mare al centro del nostro paese. E non lo facciamo soltanto per interesse industriale, lo facciamo perché il nostro Paese dipende dal mare. La straordinaria normalità dello shipping viene infranta dai media solo quando si bloccano le navi a Hormuz, solo quando una nave si mette di traverso a Suez. E tutti gli altri giorni dell’anno, quando noi mettiamo in rete il 90% dell’economia del mondo, inquinando meno del 3% e prendendoci pure l’Ets? Attenzione: se noi dimentichiamo questo primato della nave, finisce che le politiche che abbiamo fatto finora vengono completamente ribaltate. Penso alle autostrade del mare e ai traghetti. Stiamo tornando pesantemente sulla strada. È il paradosso dell’Ets, una carbon tax assurda".
Per Paolo Pessina, numero uno di Federagenti, la sfida è sulla tecnologia: "Sono un po’ preoccupato – spiega il presidente degli agenti marittimi – Vi racconto cosa sta succedendo nelle multinazionali e quindi nelle grandi compagnie che a loro volta interagiscono con clienti che si sono concentrati e che fanno tender mondiali. Tutti usano in maniera spinta al massimo l’intelligenza artificiale. Nel giro di tre anni tutte le funzioni amministrative dentro queste aziende spariranno, perché saranno gestite in maniera autonoma dall’intelligenza artificiale. Per parlare di navi: i planner spariranno, perché ci sarà solamente una persona che controllerà l’intelligenza artificiale artefice del piano nave".
L’altro grande tema è la riforma dei porti. Edoardo Rixi è consapevole del quadro: «Il mondo non si stabilizzerà in 2 settimane. Serve un provvedimento, come la riforma che reagisca in modo omogeneo ai cambiamenti. Il buon comandante si vede quando il mare è in tempesta". Ancora più esplicita il ministro del Mare, Nello Musumeci: "La riforma assume ora un significato particolare. Dobbiamo dare una strategia unitaria all’Italia al di là delle singole vocazioni delle Authority». E il presidente di Assoporti Roberto Petri chiede un’accelerazione: «Mi auguro che al più presto venga incardinata alla commissione trasporti della Camera".
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