Vaccini antinfluenzali, il pediatra Ferrando: "Se decidessimo di vaccinare tutti non ne avremmo abbastanza"

di Eva Perasso

"Dobbiamo privilegiare chi è più a rischio". Sul lockdown: "Preoccupati per le conseguenze psicologiche sui bambini"

Un questionario compilato da 4397 genitori su covid-19, riapertura scuole e sui segni, anche psicologici, del lockdown. Un'idea dell'Associazione pediatri liguri e della Federazione italiana medici pediatri: "Di Covid han parlato tutti nei mesi ma poca voce è stata data a famiglie, medici pediatri e medici di famiglia. C'è una distanza enorme tra chi legifera e chi fa. Dobbiamo ascoltare le famiglie, cercare le soluzioni. Genitori e insegnanti sono stati sentiti poco", commenta il pediatra Alberto Ferrando, tra i curatori del questionario.

I risultati del questionario

Tra i dati più indicativi emersi dal questionario: il 60 per cento dei genitori sostiene che debba essere il pediatra a decidere se il bambino deve stare a casa o fare tamponi in caso di sintomi, e c'è anche un 66 per cento di mamme e papà che pensano che la mascherina a scuola vada messa "solo in certe occasioni ma non in classe". Il 51 per cento dei genitori pensa che la febbre vada misurata a scuola e non a casa, per i sistemi di didattica alternativa a quella in presenza, c'è un 22,4 per cento che si indirizzerebbe all'home schooling e rispetto alla scuola "tradizionale" 8 genitori su 10 pensano che vada ridotto il numero di alunni in classe. 

Le conseguenze psicologiche e fisiche del lockdown

Ancor più interessanti sono le preccupazioni più forti dei genitori, come spiega Ferrando: "Le conseguenze psicologiche del coronavirus sono al primo posto e sono quelle che han preoccupato subito noi dottori. Sono legate al lockdown ma anche al timore della malattia, abbiamo avuto aumenti notevoli di disturbi del sonno, di eccessi del peso, di ansia".

"Dobbiamo stare vicini ai nostri bambini, cercare di parlare e spiegare ma il motivo per cui è ancora più importante aprire la comunità è la povertà educativa".

Cosa possiamo fare? "Cerchiamo di prevenire e investire sulle famiglie. I tempi non sono quelli di una tornata elettorale, queste cose hanno tempi più lunghi. Una società educante deve mettere il bambino al centro perché se sta bene il bambino stanno bene anche i genitori e i nonni". 

Mascherine, tamponi e visite

Per il pediatra Ferrando "dobbiamo agire col principio di precauzione. Se il bambino si trova in una situazione come un bus con tanta gente, se andiamo al mercato, si può dire al bambino - come lo mettiamo suul seggiolino in auto - che per proteggere se stesso e gli altri può indossare la mascherina, magari dell'uomo ragno e in queste situazioni sarà come un gioco".

E a scuola? "Non possiamo far stare per tante ore i bambini a scuola con la mascherina, ma in certi casi vanno usate".

"Abbiamo proposto di organizzare bene e in tempi rapidi i tamponi per chi ha sintomi. Accelerare anche i test salivari che evitano un disagio per il bambino. Aspettiamo di capire se avere dei drive in per i test oppure se avere poli distrettuali in cui noi pediatri andiamo a visitare i bambini in sicurezza per noi e per gli altri bambini".

Vaccini antinfluenzali

"Al centro abbiamo un bambino e dobbiamo fare delle scelte per fare il meglio possibile per lui. Non è una scelta del pediatra perché scatta l'obbligo ma va ragionato: come scelgo di guardare la strada prima di attraversare, allo stesso modo devo parlare col pediatra e scegliere per il vaccino. Per l'antinfluenzale noi pediatri chiediamo di offrire ai genitori la possibilità di vaccinare i bambini fino ai sei anni". Se decidessimo di vaccinare tutti, non avremmo però i vaccini per tutti: "I vaccini vanno programmmati. L'anno scorso l'Italia ha ordinato 10 milioni di vaccini, quest'anno ne hanno ordinato 17 milioni, le farmacie sotto al milione, però le ditte hanno detto che la produzione è limitata. Se 60 milioni di italiani volessero vaccinarsi non avremmo il vaccino e quindi dovremmo privilegiare chi è più a rischio". Ma chi non è nelle fasce a rischio, è bene che valuti il rischio non solo personale ma familiare.