Trump e i nuovi dazi: lo shipping si prepara a reagireMessina: "Cambieranno alcune rotte e trade, ma il settore si adatterà"
di Carlotta Nicoletti
Il comparto ha affrontato crisi ben più gravi negli ultimi anni: dal crollo del 2008 alla pandemia, dal blocco del Canale di Suez alla guerra in Ucraina
Trump e il commercio – L’annuncio dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti preoccupa il settore dello shipping? Non troppo, almeno secondo gli operatori del trasporto marittimo. Il comparto ha affrontato crisi ben più gravi negli ultimi anni: dal crollo del 2008 alla pandemia, dal blocco del Canale di Suez alla guerra in Ucraina. Anche questa sfida, secondo gli esperti, porterà più a un riadattamento delle rotte che a un vero e proprio stravolgimento del mercato.
Shipping resiliente – “Il mercato ha segnali strutturali positivi: i traffici crescono e la capacità aumenta. Cambieranno alcune rotte e trade, ma il settore si adatterà”, afferma il presidente di Assarmatori, Stefano Messina. L’impatto dei dazi potrebbe essere temporaneo, più un effetto negoziale che una misura definitiva. Anzi, nel breve-medio termine, il provvedimento potrebbe portare a una riorganizzazione dei servizi e delle rotte con effetti anche positivi per il settore.
Cantieri cinesi a rischio – La vera incognita riguarda la costruzione delle navi. Oggi il 70-80% dell’order book mondiale per il cargo è affidato ai cantieri cinesi. "Se le restrizioni americane dovessero bloccare o ridurre questi ordini, il mercato potrebbe subire cambiamenti importanti. Potrebbero verificarsi minori ordini, cancellazioni e un calo dei prezzi delle navi, creando nuove opportunità per altri cantieri e armatori", continua Messina.
Nuovi scenari – L’industria marittima dovrà monitorare attentamente gli sviluppi. Se da un lato i dazi potrebbero riorientare i traffici, dall’altro potrebbero aprire opportunità di investimento e ristrutturazione. “Non ci mancherà il lavoro – commenta – speriamo di fare anche buoni affari”.
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