Transport del 27/03/2026
di Redazione
Nel corso di una nuova puntata di “Transport” condotta da Luca Pandimiglio, il tema centrale è stato il sistema portuale italiano e il ruolo dei terminalisti nella filiera logistica. Ospite della trasmissione è stato Alessandro Ferrari, direttore di Assiterminal, che ha raccontato l’evoluzione del settore e le principali sfide del comparto.
Assiterminal, spiega Ferrari, è un’associazione che riunisce i terminalisti italiani, ovvero le imprese private che operano nei porti nella movimentazione delle merci. Nata nel contesto della riforma della portualità che ha progressivamente aperto il settore a una maggiore presenza privata, l’associazione compie 25 anni e rappresenta oggi una realtà molto eterogenea e strutturata, in grado di dialogare con l’intero sistema logistico nazionale.
In questi 25 anni, sottolinea Ferrari, il settore è cambiato profondamente. Se un tempo le attività portuali erano gestite da piccole e medie imprese radicate nelle banchine, oggi si assiste alla presenza sempre più significativa di grandi gruppi internazionali e fondi di investimento. Anche il rapporto con la politica è mutato: si parla molto di blue economy, ma spesso mancano interventi concreti e strutturali.
Uno dei nodi principali riguarda la semplificazione amministrativa. Secondo Ferrari, la presenza di troppi enti coinvolti nei controlli e nella regolamentazione delle merci genera inefficienze e rallentamenti, come dimostrano anche recenti episodi di blocco di prodotti ortofrutticoli nel porto di Genova. La soluzione, afferma, sarebbe una maggiore digitalizzazione e una razionalizzazione dei soggetti coinvolti, per rendere più fluido l’intero sistema logistico.
Un altro tema centrale è la trasformazione dei porti legata alla transizione energetica e digitale. In diversi scali italiani, come Vado Ligure o Pra, si stanno già sperimentando terminal semi-automatizzati e nuovi investimenti in tecnologie avanzate. L’obiettivo è aumentare l’efficienza a parità di spazi disponibili, migliorando la capacità di movimentazione delle merci.
Tuttavia, il vero fattore determinante resta la connessione tra porto e territorio. Senza infrastrutture adeguate, come reti ferroviarie e autostradali efficienti, anche i porti più moderni rischiano di non poter esprimere il loro potenziale. La Liguria, in particolare, rappresenta un esempio evidente di questa interdipendenza tra infrastrutture e competitività logistica.
Ferrari sottolinea inoltre che il sistema portuale italiano avrebbe già oggi una capacità teorica superiore rispetto ai volumi effettivamente movimentati, ma questa potenzialità non viene pienamente sfruttata a causa della mancanza di una pianificazione strategica coerente. Per questo, secondo il direttore di Assiterminal, è fondamentale partire da un’analisi reale delle infrastrutture esistenti prima di decidere nuovi investimenti.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’ETS europeo, il sistema di tassazione sulle emissioni. Ferrari lo definisce una misura che, nella sua applicazione attuale, ha creato distorsioni e aumentato i costi del trasporto, penalizzando in particolare i porti del Mediterraneo e favorendo altri hub fuori dall’Unione Europea. A essere colpiti sono anche i collegamenti con le isole maggiori come Sardegna e Sicilia, con ricadute sui costi per cittadini e imprese.
Infine, sul disegno di legge relativo alla riforma portuale, Ferrari invita alla cautela. Prima di introdurre nuove regole o nuovi modelli di governance, sostiene, è necessario partire dai dati reali del sistema portuale, valutando merceologie, traffici e specificità di ogni scalo. Solo così si possono indirizzare correttamente le risorse disponibili e migliorare davvero la competitività del settore.
L’intervista si chiude con un messaggio chiaro: la crescita della portualità italiana passa attraverso analisi concrete, scelte strategiche e investimenti mirati, evitando interventi frammentati che rischiano di non incidere sulla reale efficienza del sistema.
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