Tragedia Maldive, quando Monica Montefalcone raccontava a Telenord la sua vita dedicata allo studio dell’ecologia marina
di Anna Li Vigni
Nell’ambito del ciclo di incontri La Liguria e il mare organizzato dall’Accademia Ligure di Scienze e Lettere presso Palazzo Ducale, la giornalista Anna Li Vigni aveva incontrato e intervistato la docente universitaria genovese, scomparsa nella tragedia delle Maldive, protagonista di una riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente marino.
Con parole semplici la docente aveva spiegato come l’ecologia sia “la disciplina che studia le interazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente”, soffermandosi in particolare sull’ecologia marina, campo al quale aveva dedicato anni di ricerca e insegnamento.
Al centro del suo intervento vi erano gli impatti antropici, cioè tutte quelle pressioni esercitate dall’essere umano sugli ecosistemi naturali. Un tema oggi più che mai urgente, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici e al progressivo riscaldamento delle acque marine.
“La temperatura dei nostri mari sta cambiando e questo provoca conseguenze profonde: dalla mortalità di molte specie alla diffusione di organismi tipici di mari più caldi”, così spiegava Monica Montefalcone. Un fenomeno che modifica lentamente ma radicalmente la struttura degli ecosistemi del Mediterraneo, alterandone equilibri costruiti nel corso dei secoli.
Con grande chiarezza divulgativa, la docente sottolineava anche il ruolo fondamentale della comunità scientifica: osservare, studiare, informare. “Il nostro compito come scienziati, è informare cittadini e istituzioni su ciò che sta accadendo nell’ambiente marino, affinché la conoscenza possa diventare base per strategie di gestione e conservazione”, affermava la docente.
Il suo lavoro si concentrava soprattutto sull’osservazione dei cambiamenti nel tempo degli ecosistemi marini, studiati su scale decennali, dal secolo scorso fino ai giorni nostri. Una ricerca preziosa, capace di descrivere come il Mar Ligure e il Mediterraneo stiano vivendo trasformazioni profonde sotto l’effetto di pressioni ambientali sempre più intense.
Riascoltare oggi le sue parole significa non solo ricordare una docente stimata e una ricercatrice appassionata, ma anche raccogliere un’eredità culturale e scientifica di grande valore e un invito alla responsabilità collettiva verso il mare, patrimonio fragile e vitale del pianeta.
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