Stadio Ferraris, scontro Bianchi-Alfonso: progetto da chiarire tra restyling, costi e impatto sul quartiere

di Redazione

Il futuro dello stadio Luigi Ferraris torna al centro del dibattito politico genovese. In commissione consiliare emergono posizioni distanti: da un lato la necessità condivisa di riqualificare l’impianto, dall’altro dubbi su progetto, sostenibilità economica e impatto sul quartiere.

Commissione – Il confronto istituzionale ha rappresentato il primo vero passaggio pubblico sul progetto di restyling. La presidente della commissione, Donatella Alfonso (Pd), ha sottolineato l’urgenza di intervenire su una struttura ferma, nelle sue linee principali, ai lavori di Italia ’90: “Non si mette mano allo stadio dal 1990, serve adeguarlo alle nuove norme”.

Progetto – L’idea in discussione punta a un ammodernamento complessivo, anche in vista di possibili eventi internazionali. Tra gli obiettivi: uno stadio più fruibile, aperto sette giorni su sette e capace di ospitare non solo partite ma anche eventi e concerti. Prevista anche una revisione degli spazi interni ed esterni.

Critiche – Dura la posizione dell’opposizione. Alessandra Bianchi (Fdi) evidenzia l’assenza di risposte concrete: “Non abbiamo ricevuto chiarimenti su aspetti fondamentali”. Nel mirino soprattutto il piano economico-finanziario, ancora incompleto, e la richiesta di contributi pubblici non meglio specificati.

Quartiere – Centrale il tema dell’impatto su Marassi. Tra le criticità segnalate: la gestione dei parcheggi e il futuro di Villa Piantelli. Secondo l’opposizione, il progetto rischia di penalizzare i residenti. La maggioranza replica parlando di opportunità di riqualificazione e maggiore integrazione tra stadio e quartiere.

Tempistiche – Nodo decisivo resta il calendario. Entro il 31 luglio dovrebbe essere definito il piano di fattibilità completo, condizione necessaria anche per eventuali candidature internazionali. Ma i ritardi accumulati alimentano scetticismo.

Prospettive – Tutti concordano sulla necessità di intervenire, ma resta aperta la partita sulle modalità. “Servono garanzie solide”, è la richiesta condivisa, mentre il confronto politico è destinato a proseguire.

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