Tassa d'imbarco: ricorso al TAR delle compagnie armatoriali

di R.C.

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Tassa d'imbarco: ricorso al TAR delle compagnie armatoriali

Non si smorzano le polemiche relative alla nuova tassa d’imbarco da 3 euro per i passeggeri dei traghetti e delle navi da crociera dirette dal porto di Genova. Assarmatori avrebbe, infatti, già pronto un ricorso al Tar contro il contributo richiesto dal Comune, con notifica attesa nei prossimi giorni – probabilmente il 14 febbraio – per contestare un provvedimento che dovrebbe entrare in vigore a partire da giugno.

Il tavolo convocato dall’amministrazione comunale, con la partecipazione della sindaca Silvia Salis e del vicesindaco Alessandro Terrile, non ha prodotto risultati concreti. Presenti all’incontro anche Luca Becce, presidente della sezione terminal operators di Confindustria Genova, Alberto Rossi, direttore generale di Assarmatori, Gianluca Croce, presidente di Assagenti, Alberto Minoia, amministratore delegato di Stazioni Marittime spa, Edoardo D’Andrea per Confitarma e Lucia Tringali, direttrice programmazione risorse finanziarie e controllo di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

Chi si aspettava un’intesa è rimasto deluso: il confronto si è chiuso, di fatto, con un nulla di fatto. La sindaca Salis ha ribadito la posizione dell’amministrazione, ricordando che l’impegno ad applicare l’addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale risale al 2022 ed è stato ereditato dalla precedente giunta Bucci. A rafforzare la linea di Palazzo Tursi, una lettera del ministero dell’Interno, inviata lo scorso dicembre, che ha certificato l’inadempienza del Comune. Da qui la decisione di andare avanti senza ulteriori rinvii.

Sul fronte opposto, il mondo marittimo – dagli operatori all’Autorità di Sistema Portuale – ha confermato una contrarietà netta e compatta al provvedimento. Una posizione già espressa nei mesi scorsi e ribadita anche nel corso dell’incontro.

Gli operatori, che a dicembre avevano dichiarato la loro indisponibilità a partecipare a un tavolo tecnico sulle modalità di riscossione della tassa, hanno comunque risposto alla convocazione del Comune. Non per aprire a un compromesso, ma per riaffermare il loro “no” all’addizionale. Il tema, particolarmente complesso dal punto di vista normativo, delle modalità di riscossione non è stato nemmeno affrontato.

Il vertice si è quindi svolto in un clima interlocutorio: toni misurati, distanze evidenti e nessun passo avanti sostanziale. La partita, ormai, sembra destinata a spostarsi anche sul piano giudiziario. Se l’addizionale dovesse entrare in vigore a giugno, il Comune stima un gettito di circa 3,5 milioni di euro, destinato a salire fino a 5,7 milioni dal 2027, quando la tassa sarà a regime e applicata per l’intero anno.

Un confronto ancora aperto, ma con il Tar sullo sfondo come prossimo, probabile arbitro della contesa.

 

"La decisione delle compagnie armatoriali di presentare ricorso al TAR contro la tassa di imbarco è un atto grave e politicamente sbagliato, perché non riguarda la competitività del porto ma colpisce direttamente il principio di equità nei confronti della città di Genova, che ogni giorno sostiene i costi reali del turismo crocieristico senza ricevere un adeguato riconoscimento", dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo in merito al ricorso contro il contributo di 3 euro a passeggero introdotto dal Comune di Genova.

"Parliamo di grandi gruppi multinazionali che muovono milioni di passeggeri e miliardi di fatturato e che oggi si oppongono a un contributo del tutto marginale per i loro bilanci, ma significativo per una città attraversata quotidianamente da migliaia di crocieristi, con una rete di trasporti, servizi, spazi pubblici, sicurezza e manutenzione interamente a carico della collettività", prosegue D’Angelo.

"Difendere questa misura significa affermare che Genova non può essere ridotta a una piattaforma logistica o a un semplice fondale per il turismo crocieristico, ma deve essere riconosciuta come una comunità urbana con diritti, bisogni e dignità, all’interno di un rapporto equilibrato tra porto e città che questo ricorso rischia invece di indebolire", conclude D’Angelo.

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