Sturla, anfore rifugi per i polpi. Esperimento riuscito

di Redazione

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Sturla, anfore rifugi per i polpi. Esperimento riuscito

Un esperimento che all’inizio poteva sembrare insolito si è rivelato un esempio concreto di tutela ambientale marina. Nell’aprile del 2025, al largo della baia di Sturla, è stato avviato un progetto che prevedeva l’immersione di circa cento anfore in terracotta con l’obiettivo di trasformarle in rifugi per i polpi. Nonostante lo scetticismo iniziale, l’iniziativa si basava su solide conoscenze scientifiche legate al comportamento di questi cefalopodi.

A distanza di un anno, i risultati hanno confermato la validità dell’idea. Durante le immersioni di monitoraggio, i biologi hanno osservato la presenza di polpi in circa trenta anfore, mentre in molte altre sono state trovate tracce del loro passaggio, segno che erano state utilizzate come tane temporanee. Solo una minima parte delle strutture è rimasta inutilizzata, indicando un alto tasso di successo dell’intervento.

Il progetto ha contribuito in modo significativo alla rigenerazione dell’ecosistema marino e al miglioramento della biodiversità locale. Inoltre, ha reso la zona più interessante anche per la comunità subacquea, dimostrando come interventi mirati possano avere benefici sia ambientali sia sociali. L’iniziativa è stata concepita come un modello replicabile, capace di essere applicato in altri contesti simili.

Un ruolo importante è stato svolto anche dai pescatori locali, che hanno scelto di rispettare l’area e non sfruttare la presenza dei polpi, pur essendo facilmente catturabili. Questo comportamento ha evidenziato una crescente consapevolezza verso la conservazione delle specie e la necessità di favorire la loro riproduzione in sicurezza.

L’idea alla base del progetto riprende una tecnica antica già utilizzata in epoca romana e ancora diffusa in alcune zone del Mediterraneo, dove le anfore venivano impiegate per la pesca dei polpi. In questo caso, però, il principio è stato ribaltato: le anfore non sono strumenti di cattura ma vere e proprie nursery naturali, pensate per offrire protezione e favorire lo sviluppo dei cefalopodi.

Il progetto, denominato The Shelter – Il giardino in fondo al mare, ha individuato un’area di circa un chilometro quadrato caratterizzata da fondali adatti, né troppo rocciosi né eccessivamente ricoperti di posidonia. Le anfore sono state posizionate a una distanza di 15-20 metri l’una dall’altra per rispettare la territorialità dei polpi e garantire condizioni ottimali di insediamento.

I dati raccolti finora confermano la compatibilità ambientale dell’intervento e rafforzano l’idea che azioni mirate e ben progettate possano contribuire in modo efficace alla tutela e al ripristino degli ecosistemi marini.

 

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