Amt, cinque società appaltatrici dei servizi extraurbani chiedono adeguamento dei contratti

di R.C.

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Amt, cinque società appaltatrici dei servizi extraurbani chiedono adeguamento dei contratti

La crisi del trasporto pubblico genovese si arricchisce di un nuovo elemento critico: l’aumento del costo del carburante, che sta mettendo sotto pressione anche le aziende coinvolte nei servizi extraurbani. Il rincaro del gasolio, arrivato a circa il 30%, ha spinto cinque società appaltatrici a chiedere un adeguamento economico dei contratti in essere.

Le aziende coinvolte hanno formalizzato la richiesta di un incremento del 5% delle tariffe contrattuali, ritenuto il minimo indispensabile per compensare almeno in parte l’impennata dei costi. La richiesta è stata inviata nei giorni scorsi, ma al momento non è arrivata alcuna risposta da parte dell’azienda di trasporto pubblico.

Il problema si intreccia con le scadenze imminenti. I contratti attuali termineranno il 30 aprile e, sebbene sia stata proposta una proroga fino a metà giugno, le imprese hanno posto come condizione il riconoscimento dell’aumento richiesto a partire dal primo maggio. Senza questo adeguamento, la prosecuzione del servizio appare incerta.

La situazione è resa ancora più complessa dal clima generale di incertezza economica e gestionale che grava sull’intero sistema. Le aziende lamentano difficoltà crescenti nel sostenere i costi operativi e segnalano anche la preoccupazione dei lavoratori, mentre l’assenza di risposte alimenta tensioni e timori per il futuro.

Dal canto suo, l’azienda pubblica ha fatto sapere che è previsto un incontro con i rappresentanti delle imprese per discutere la questione, senza però anticipare possibili decisioni. Resta evidente che il caro carburante rappresenta un ulteriore peso anche per la gestione diretta del servizio, aggravando una situazione già delicata.

Parallelamente si gioca una partita decisiva sul fronte finanziario. È atteso a breve un passaggio fondamentale per definire il ruolo della Regione nel processo di ricapitalizzazione aziendale, indispensabile per garantire la continuità operativa. Il piano di risanamento sarà sottoposto all’assemblea dei soci a metà maggio, ma prima occorre chiarire i meccanismi di intervento pubblico.

L’ipotesi attuale prevede che la Regione non entri direttamente nella compagine societaria, ma contribuisca con uno stanziamento di 40 milioni di euro da trasferire al Comune, destinati poi all’aumento di capitale. Per rendere possibile questa operazione, sarebbe necessario ricorrere a un indebitamento regionale, attraverso un apposito provvedimento legislativo.

Un passaggio chiave riguarda la verifica della legittimità dell’operazione, che sarà al centro di un confronto con la Corte dei Conti. Solo in caso di esito positivo si potrà avviare rapidamente l’iter amministrativo. In caso contrario, lo scenario rischia di complicarsi ulteriormente.

Il tempo a disposizione è limitato: a metà giugno scadranno le misure di tutela che attualmente proteggono l’azienda dal rischio di fallimento. Senza soluzioni concrete e rapide, il quadro potrebbe diventare ancora più critico, mettendo a rischio la stabilità del servizio e dell’intero sistema di trasporto pubblico locale.

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