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Statale del Turchino interrotta, la protesta di sindaci e cittadini

di Redazione

Katia Piccardo: "Scriveremo a prefetti e regioni: rimuovere subito i new jersey di cemento che bloccano anche i mezzi di soccorso"

Da ottobre 2019 a dicembre 2020. Da tanto stanno aspettando i cittadini e i sindaci della Valle Stura. Sulla statale del Turchino, infatti, incombe da 13 mesi una frana, in località Gnocchetto nel comune di Ovada, e ad ogni allerta meteo la strada viene automaticamente chiusa al traffico, per tutta la durata dell'allerta. Fino a qualche giorno fa, però, la strada era chiusa "solo" da una sbarra e, all'occorrenza, poteva essere alzata, magari per permettere il transito di mezzi di soccorso come ambulanze o vigili del fuoco. Qualcuno, però, esasperato da una situazione che costringe molti a sobbarcarsi un lungo giro in autostrada (con tanto di pedaggio, quindi) per recarsi in Piemonte, anziché percorrere tre o quattro chilometri appena lungo la statale, ha deciso di "fare il furbo". Ora però la provincia di Alessandria ha deciso di chiudere la strada con dei new jersey di cemento, impossibili da "aggirare" anche per i mezzi di soccorso, tanto che pochi giorni fa un camion dei vigili del fuoco non è potuto intervenire su un albero caduto, dovendo fare un lungo giro, perdendo così minuti preziosi.

"Su questa strada - ci racconta il sindaco di Rossiglione Katia Piccardo - da 13 mesi non si muove foglia. Questo fronte franoso assolutamente non gestito da tempo immemore ma pur essendo in territorio alessandrino, i disagi sono tutti in capo alla popolazione e le attività economiche che cercano di raggiungere le valli Stura e Orba. La decisione della provincia di Alessandria di chiudere con questi new jersey di cemento che oltre a richiedere molto più tempo per riaprire la strada a cessata allerta, costituiscono un fortino inespugnabile anche per i mezzi di soccorso".

"Noi sindaci delle valli faremo una lettera a prefetti e regioni - chiederemo ancora una volta l'esenzione dal pedaggio autostradale. E' doveroso anche per la lunga sequela di cantieri che continuiamo a vedere lungo l'A26 ma è il minimo sindacale da riconoscere. Poi insisteremo sul tema del presidio in loco, che cioé non si opti per una chiusura in automatico e men che meno con new jersey di cemento, che rappresenta un rischio per l'incolumità delle persone e per la possibilità di ricevere assistenza tempestiva. Infine torneremo a lanciare una proposta, che avevamo già avanzato, di allargare la sede stradale. Lì infatti abbiamo la possibilità di poter ampliare la carreggiata lato fiume, così da allontanarci dal piede della frana e soprattutto da recuperare una corsia intera che resterebbe anche quando si decidesse di chiudere una corsia della strada stessa".