Spagna modello energia? Prezzi più bassi, ma non senza limiti
di R.S.
Il sistema spagnolo presenta criticità: episodi di prezzi negativi, costi aggiuntivi per la stabilità di rete e problemi legati alla gestione delle rinnovabili
Negli ultimi anni la Spagna è stata indicata come esempio virtuoso per il basso costo dell’elettricità e l’ampio uso di fonti rinnovabili. Tuttavia, il confronto con l’Italia è meno netto di quanto sembri, secondo l'analisi di Luigi Lo Schiavo e Carlo Stagnaro per lavoce.info.
È vero che i prezzi all’ingrosso spagnoli sono molto più bassi, grazie a un mix energetico dominato da solare, eolico e nucleare, con un uso ridotto del gas. Questo abbassa i costi, poiché il mercato elettrico è influenzato dalle fonti più care: meno gas significa prezzi più bassi.
In Italia, invece, il gas resta centrale, incidendo maggiormente sui prezzi. Anche fattori strutturali giocano un ruolo: la Spagna ha più spazio, vento e condizioni favorevoli allo sviluppo delle rinnovabili.
Ma guardando alle bollette finali, la differenza si riduce: nel 2026 gli italiani pagano circa il 20% in più rispetto agli spagnoli, non il doppio. Questo perché nella bolletta incidono anche tasse, rete e incentivi alle rinnovabili, gestiti in modo diverso nei due paesi.
Inoltre, il sistema spagnolo presenta alcune criticità: episodi di prezzi negativi, costi aggiuntivi per la stabilità della rete e problemi legati alla gestione delle rinnovabili, come il taglio della produzione in eccesso.
In sintesi, la Spagna offre spunti utili, ma non è un modello da copiare integralmente: i vantaggi derivano da condizioni specifiche e comportano anche rischi.
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