Silvia Salis in testa al gradimento del campo progressista: la sindaca di Genova supera Conte e Schlein

di R.P.

7 min, 32 sec

Sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera premia la prima cittadina del capoluogo ligure

Silvia Salis in testa al gradimento del campo progressista: la sindaca di Genova supera Conte e Schlein

Silvia Salis davanti a tutti. Nel complicato percorso verso la costruzione del cosiddetto campo largo, la sindaca di Genova emerge come la figura più apprezzata dagli elettori dell’area progressista. Un dato che assume particolare rilievo perché arriva mentre il suo nome continua a essere indicato tra i possibili outsider di una futura sfida per la leadership della coalizione, nonostante Salis abbia finora escluso una propria partecipazione alle eventuali primarie.

Il sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera fotografa un quadro ancora profondamente incerto. Da mesi il centrosinistra discute della forma dell’alleanza, del programma, delle modalità con cui scegliere il leader e dell’eventuale ingresso delle forze centriste. Ma proprio sul terreno della leadership arriva uno dei dati più significativi: Silvia Salis raggiunge un indice di gradimento del 56%, davanti a Giuseppe Conte, al 55%, ed Elly Schlein, al 51%.

L’indice misura la percentuale di giudizi positivi tra coloro che esprimono un'opinione, escludendo dunque i «non so».

Il dato della sindaca di Genova appare particolarmente interessante per la sua distribuzione. Salis raggiunge i livelli più elevati di apprezzamento tra gli elettori di Avs e Pd e tra quelli centristi, mentre le valutazioni nei suoi confronti risultano più critiche nell’elettorato del Movimento 5 Stelle.

Conte presenta invece un consenso maggiormente trasversale rispetto a Schlein. Oltre al sostegno molto forte nella propria area politica, l’ex presidente del Consiglio raccoglie infatti un indice di apprezzamento del 58% tra gli elettori Pd. Più contenuti, ma comunque significativi, gli apprezzamenti nell’area di sinistra e tra i centristi.

Schlein appare invece più divisiva. Tra gli elettori Pd raggiunge un indice del 77%, ma quasi un quarto esprime comunque un giudizio negativo. Nell’area di sinistra le opinioni risultano quasi spaccate a metà, mentre tra pentastellati e centristi prevalgono le valutazioni critiche.

Più distanti gli altri nomi che circolano nel dibattito, come Onorato, Ruffini e Spadafora. Tutti e tre risultano meno conosciuti e registrano livelli di apprezzamento inferiori, anche se il consenso tende a crescere tra gli elettori delle cosiddette terze forze e tra gli indecisi. Un elemento che potrebbe riflettere anche la difficoltà di individuare una figura capace di rappresentare in modo unitario l’area moderata e riformista.

Il successo di Salis nel gradimento non risolve, naturalmente, il problema politico centrale: che cosa debba essere il campo progressista.

Anche su questo punto gli elettori appaiono divisi. Il 41% preferirebbe una coalizione larga, capace di rivolgersi anche ai moderati, mentre il 36% sceglierebbe un'alleanza più spostata a sinistra, con l'obiettivo di recuperare soprattutto gli elettori delusi e astensionisti.

Persino tra gli elettori Pd la preferenza per una coalizione larga raggiunge soltanto il 51%.

Più chiara, invece, la composizione minima dell'alleanza. Il Pd è indicato dall'81% degli elettori progressisti, Avs dal 76% e il Movimento 5 Stelle dal 73%. Buono anche il dato di +Europa, al 68%.

Più controverse le altre forze. Il 54% vedrebbe positivamente la presenza delle forze centriste legate all'assessore laziale Onorato, mentre il 50% considera positivamente l'area di Ruffini, Spadafora e Tabacci. Le perplessità aumentano per Italia Viva, indicata dal 47%, e soprattutto per Azione, che si ferma al 44%.

Ancora più complesso è il terreno programmatico. Esistono alcuni temi sui quali l'elettorato progressista mostra orientamenti relativamente omogenei.

Sul welfare, il 64% sostiene misure di forte redistribuzione del reddito, anche se considerate di natura assistenziale. Soltanto il 18% preferirebbe scelte caratterizzate da maggiore rigore.

Anche sul fisco emerge un orientamento netto: il 61% guarda positivamente alla patrimoniale e alle imposte di successione sui grandi patrimoni, mentre il 19% è contrario.

Più articolato il giudizio sul riarmo europeo. Il 51% si oppone all'ipotesi di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, mentre il 17% sarebbe favorevole. Circa un terzo degli intervistati non prende posizione o preferisce rinviare la decisione. Nell'elettorato Avs la contrarietà raggiunge l'81%.

Il tema della guerra in Ucraina rimane invece fortemente divisivo: il 36% sostiene la prosecuzione del supporto militare a Kiev, mentre il 38% interromperebbe l'invio di armi per concentrare gli sforzi sulla diplomazia. Un ulteriore quarto circa rimane incerto o preferisce rinviare la decisione.

Anche tra gli elettori Pd il sostegno all'Ucraina non raggiunge la maggioranza: il 44% è favorevole alla prosecuzione dell'invio di armi, contro il 33% di orientamento contrario. Tra gli elettori Avs prevale, seppur di misura, la posizione favorevole alla sospensione delle forniture, mentre tra i pentastellati la richiesta di interromperle arriva al 51%. Tra gli elettori delle forze centriste, invece, il 52% sostiene la prosecuzione degli aiuti militari.

Ancora più controverso il nucleare: il 38% sarebbe disponibile almeno a discutere dell'introduzione di impianti di nuova generazione, mentre una quota analoga è contraria anche solo ad aprire il confronto. L'apertura cresce tra gli elettori centristi, dove raggiunge il 63%, mentre prevale la contrarietà tra pentastellati e sinistra.

È qui che il dato su Salis acquista un significato politico particolare. La sindaca di Genova è la figura più apprezzata, ma non è al momento tra i candidati dichiarati alle eventuali primarie.

Gli elettori mostrano infatti preferenze articolate anche sulle modalità di scelta del leader. Solo il 19% ritiene che debba essere automaticamente il leader del partito più votato, come avviene nel centrodestra. Il 30% indica le primarie come strumento preferibile.

La soluzione più citata, però, è un'altra: il 33% vorrebbe un federatore scelto dalle forze della coalizione e successivamente legittimato attraverso le primarie, secondo un modello evocato nel sondaggio come quello di Romano Prodi.

Una soluzione che sembra incontrare un consenso particolarmente significativo nell'elettorato dem, mentre negli altri segmenti le preferenze risultano più distribuite.

Se si ipotizzasse oggi una consultazione tra gli elettori progressisti, tra coloro che dichiarano che parteciperebbero, Giuseppe Conte sarebbe al 38%, Elly Schlein al 22% e un candidato terzo al 20%. Il 16% non avrebbe ancora scelto, mentre il 4% opterebbe per la scheda bianca o nulla.

Il risultato di Conte dipende innanzitutto dal forte consenso nell'elettorato M5S, dove raggiunge il 78%. Ma l'ex premier risulterebbe primo anche nell'area di sinistra, con il 54%, e raccoglierebbe circa un quinto dei consensi sia tra gli elettori Pd sia tra quelli centristi.

Più complessa la posizione di Schlein: soltanto il 49% degli elettori Pd sceglierebbe la propria segretaria, mentre il 20% voterebbe Conte e il 15% un candidato terzo. Il resto rimarrebbe incerto oppure sceglierebbe la scheda bianca o nulla.

E proprio quel 20% destinato a un possibile candidato terzo rappresenta uno degli elementi più interessanti del quadro. È uno spazio che, almeno sul piano teorico, lascia aperta la partita per una figura esterna alla contrapposizione Conte-Schlein.

In questo spazio si colloca anche la figura di Silvia Salis, che pur risultando prima per gradimento generale non è oggi candidata alle primarie. Il dato evidenzia quindi una possibile distanza tra popolarità di una figura e disponibilità concreta a contendersi la leadership.

Il ballottaggio e l'ipotesi di un terzo nome

In un eventuale ballottaggio tra Conte e Schlein, il primo raccoglierebbe il 43% degli elettori complessivi, pari a circa il 59% dei voti validi una volta esclusi indecisi e schede bianche o nulle. Schlein arriverebbe al 30%, pari al 41% dei voti validi.

La segretaria Pd migliorerebbe la propria capacità di compattare l'elettorato dem, arrivando al 60%, ma continuerebbe a raccogliere consensi più limitati nelle altre componenti della coalizione. Conte, invece, rafforzerebbe il proprio risultato tra gli elettori M5S, raccoglierebbe circa due terzi dell'elettorato Avs e risulterebbe avanti anche tra i centristi.

Ma c'è un altro dato che rende il quadro ancora più aperto: nell'intero elettorato, il 22% ritiene che alla fine sarà una terza persona a guidare la coalizione progressista. Conte è indicato dal 18%, Schlein dal 13%, mentre il 47% non sa rispondere.

Tra gli elettori della stessa area progressista, Conte sale al 32% come possibile leader, mentre il 22% indica una figura terza, il 21% Schlein e il 25% non si esprime.

La fotografia che emerge è dunque quella di una coalizione ancora alla ricerca di una forma, di un programma e soprattutto di una leadership.

Silvia Salis rappresenta, in questo quadro, il dato più significativo e forse più inatteso: è la figura che raccoglie il maggiore apprezzamento tra gli elettori dell'area progressista, con un consenso particolarmente distribuito tra Pd, Avs e area centrista. Al tempo stesso, però, non ha annunciato la propria disponibilità a correre per la leadership.

Il sondaggio restituisce così una situazione nella quale la persona oggi più apprezzata non coincide necessariamente con quella che gli elettori considerano candidata alla guida della coalizione. Conte appare più forte nell'ipotetica competizione per le primarie, Schlein conserva un forte radicamento nel proprio partito, mentre una parte consistente dell'elettorato continua a immaginare una soluzione diversa, affidata a un terzo nome.

Resta infine incerto anche l'esito delle prossime Politiche: il 28% degli intervistati ritiene che vincerà il centrodestra, un altro 28% indica il centrosinistra e il 44% non si esprime.

Il dato complessivo è quindi quello di un campo progressista ancora in piena definizione, nel quale la leadership non è stata individuata e nel quale il nome di Silvia Salis, pur senza una candidatura formale, emerge con forza dal giudizio degli elettori.

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