Sciopero in porto: proposta la nascita dell'osservatorio per l'etica e trasparenza del lavoro portuale

di Luca Pandimiglio

L’iniziativa ha coinvolto 21 porti europei e del Mediterraneo

A Genova torna al centro la protesta contro il transito di armamenti sulle banchine del porto. Con lo slogan ormai noto “dockers don’t work for war”, i portuali hanno rilanciato la richiesta di istituire un osservatorio permanente sulla movimentazione di armi nello scalo ligure. La mobilitazione è andata in scena  con un presidio e un corteo partito da San Benigno e diretto alla stazione marittima, promosso dal sindacato Usb e dal Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali) contro la logistica militare e i piani di riarmo.

L’iniziativa si inserisce in una giornata di mobilitazione internazionale che ha coinvolto 21 porti europei e del Mediterraneo. Anche a Genova le proteste hanno avuto effetti concreti, con le attività portuali rallentate già dalla serata di ieri a causa delle braccia incrociate.

Il presidio si è aperto con la lettura di una proposta di delibera presentata in consiglio comunale dai capigruppo di maggioranza, che prevede la nascita di un “osservatorio consiliare permanente per la trasparenza, la sicurezza e l’etica del lavoro portuale”, inserito nel progetto “Genova Porto di Pace”. “Nei prossimi mesi – ha spiegato Riccardo Rudino (Calp) – lavoreremo alla creazione di un organismo dedicato allo studio, all’analisi e al monitoraggio”.

Il membro del direttivo nazionale Usb Francesco Staccioli ha voluto mandare un messaggio in particolare alla Cgil: “Se pensiamo che le armi siano il futuro del lavoro, allora tanto vale smettere di fare sindacato. Le armi non sono il futuro di questo pianeta”.

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