Lo riferisce il segretario regionale del sindacato Sappe Vincenzo Tristaino evidenziando che "solo grazie al tempestivo, professionale e risolutivo intervento del personale della penitenziaria è stato possibile mettere in sicurezza il detenuto ed evitare che i fumi sprigionati si propagassero nel reparto, scongiurando conseguenze che avrebbero potuto essere estremamente gravi".
"L'episodio non è un caso isolato né una criticità improvvisa - spiega - Da tempo l'istituto genovese è destinatario di assegnazioni sistematiche di detenuti particolarmente problematici e riottosi, provenienti dal Piemonte, dalla Valle d'Aosta e da altre regioni, con un impatto sempre più pesante sulla gestione della sicurezza interna".
"La situazione è ulteriormente aggravata da un sovraffollamento ormai strutturale - denuncia -.
La casa circondariale di Genova, già fortemente penalizzata dalla chiusura del carcere di Savona, continua ad assorbire arrestati provenienti dal territorio savonese e, in misura crescente, detenuti ad altissima complessità gestionale trasferiti da altri istituti. Attualmente sono presenti circa 690 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 530 posti letto, cui si somma una cronica e strutturale carenza di personale nei ruoli degli agenti e dei sottufficiali di polizia penitenziaria".
Il Sappe sollecita "la riapertura della casa circondariale di Savona, strumenti indispensabili per una gestione più efficiente, tempestiva e aderente alle reali esigenze degli istituti liguri e del personale che vi opera".
