Rapallo, bullismo ai danni di minorenne con malformazione fisica: denunciata ragazzina

di Redazione

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Rapallo, bullismo ai danni di minorenne con malformazione fisica: denunciata ragazzina

Il fenomeno del bullismo scolastico non è certo una novità, ma negli ultimi anni ha assunto forme più pervasive e difficili da arginare. Se un tempo le prese in giro restavano confinate tra le mura della scuola, oggi l’uso delle chat social e degli smartphone amplifica tutto, rendendo le umiliazioni continue e visibili a un pubblico più ampio. La vittima, infatti, non subisce soltanto l’offesa diretta, ma vive anche il peso di sapere che altri assistono, leggono e spesso restano in silenzio.

In questo contesto si inserisce una vicenda emersa nel Tigullio, ora al centro di un’indagine condotta dalla Procura per i minorenni di Genova e dal commissariato di polizia di Rapallo. Protagonista, suo malgrado, è una ragazzina minorenne. La giovane presenta una malformazione fisica, diventata il bersaglio di insulti e derisioni da parte di alcune compagne di classe.

Gli episodi non si limitano alle parole pronunciate di persona, già di per sé dolorose, ma si estendono anche alla dimensione digitale. All’interno della chat WhatsApp di classe, uno strumento nato per condividere compiti e comunicazioni scolastiche, iniziano a circolare battute offensive, paragoni umilianti e commenti denigratori. In particolare, una studentessa sembra assumere un ruolo centrale negli attacchi, seguita da altre tre o quattro compagne che contribuiscono ad alimentare il clima di scherno.

Con il passare dei mesi, il disagio della ragazza diventa evidente anche in ambito familiare. I genitori colgono segnali di crescente sofferenza psicologica, uno stato d’animo segnato da preoccupazione e chiusura. In un’età delicata come l’adolescenza, infatti, la percezione della diversità può trasformarsi in un fattore di isolamento, soprattutto quando viene costantemente sottolineata in modo negativo.

Dopo aver preso visione dei contenuti della chat, la famiglia decide di agire. Probabilmente viene tentato un confronto con gli altri genitori, ma senza risultati concreti. A quel punto, i messaggi vengono consegnati alle forze dell’ordine e scatta la segnalazione alle autorità competenti. Le indagini portano all’identificazione di tutti i partecipanti alla chat: sia le autrici delle offese sia i destinatari che, pur assistendo, non sono intervenuti.

Per cinque minori scatta la segnalazione, mentre una ragazza viene formalmente denunciata alla Procura per i Minorenni anche per aver effettuato telefonate anonime alla vittima. Parallelamente, per la giovane che ha subito le vessazioni viene attivato un percorso di supporto psicologico, fondamentale per affrontare le conseguenze emotive di quanto accaduto.

Il caso riaccende anche il dibattito sull’uso dei social network da parte dei più giovani. In Italia, l’accesso è consentito dai 14 anni, con il consenso dei genitori per età inferiori. Tuttavia, a livello europeo si discute la possibilità di innalzare questo limite: il Parlamento Europeo ha già approvato una risoluzione non vincolante che propone di portare l’età minima a 16 anni, alla luce delle criticità legate all’uso precoce degli smartphone e delle piattaforme digitali.

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