Qualità dell'aria: miglioramenti a Genova, ma preoccupa il biossido d'azoto

di Claudio Baffico

3 min, 49 sec
Qualità dell'aria: miglioramenti a Genova, ma preoccupa il biossido d'azoto

Il rapporto di Legambiente “Mal’Aria di città 2026” ha fatto il punto sullo stato della qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani, restituendo un quadro in lieve miglioramento ma ancora lontano da un vero cambio di rotta. Dai dati è emerso come lo smog nelle città italiane fosse in diminuzione, anche se non in misura sufficiente a garantire il rispetto degli obiettivi di lungo periodo.

Nel 2025 erano scesi a 13 i capoluoghi di provincia che avevano superato i limiti giornalieri di PM10, fissati a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno. Un dato nettamente migliore rispetto agli anni precedenti, quando le città fuori norma erano state 25 nel 2024, 18 nel 2023 e 29 nel 2022. Un segnale positivo, che tuttavia non veniva considerato sufficiente a far abbassare la guardia.

Guardando agli obiettivi fissati dall’Unione europea per il 2030, con limiti più stringenti sulla qualità dell’aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2 e 10 µg/m³ per il PM2.5), l’Italia risultava ancora fortemente in ritardo. Applicando quei parametri ai dati disponibili, oltre la metà delle città sarebbe risultata fuori norma per il PM10, quasi tre quarti per il PM2.5 e più di un terzo per l’NO2. A questo scenario si era aggiunta anche una nuova procedura di infrazione europea per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC 2016, la quarta aperta nei confronti del nostro Paese.

In Liguria l’analisi si era concentrata in particolare su Genova, che continuava a rappresentare il principale punto critico regionale. Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO2), inquinante strettamente legato al traffico urbano, alla combustione e alle attività produttive, il capoluogo ligure aveva registrato una concentrazione media annua di 27 microgrammi per metro cubo, superando il nuovo limite europeo fissato a 20. Un dato che confermava le difficoltà strutturali della città sul fronte della qualità dell’aria.

Dopo il netto miglioramento dell’anno precedente, La Spezia e Savona avevano invece registrato un lieve peggioramento, attestandosi rispettivamente a 19 e 16 microgrammi per metro cubo, rimanendo comunque al di sotto del limite. A livello nazionale, i valori più elevati di NO2 erano stati rilevati a Napoli (38), seguita da Torino e Palermo (33) e Milano (32). Complessivamente, il 38% delle città italiane non rispettava i limiti previsti.

Per il PM2.5, particolato sottile particolarmente dannoso per la salute, la Liguria era riuscita a rispettare il limite europeo di 10 µg/m³, ma non quello raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, fissato a 5 µg/m³. Genova si era mantenuta stabile proprio sul valore limite europeo, Savona aveva registrato un lieve peggioramento arrivando anch’essa a 10 µg/m³, mentre La Spezia aveva mostrato un miglioramento scendendo a 8. I valori più critici a livello nazionale si erano concentrati ancora una volta in Pianura Padana, con Monza in testa seguita da Cremona e Rovigo.

Sul fronte delle polveri sottili PM10 si erano registrati miglioramenti a Genova, passata da 17 a 16 µg/m³, e a La Spezia, scesa da 18 a 15, mentre Savona aveva mostrato un lieve aumento da 14 a 15. Tutti i valori liguri risultavano al di sotto dei limiti europei, ma ancora superiori a quelli indicati dall’OMS.

Nel complesso, le città liguri si erano collocate tra le migliori in Italia. Imperia non era stata inclusa nella classifica del dossier a causa della presenza di una sola centralina di monitoraggio, ma i dati disponibili avevano comunque evidenziato una buona qualità dell’aria, senza sforamenti per nessuno dei parametri analizzati. Le situazioni peggiori si erano registrate a Cremona, Lodi, Cagliari, Verona, Torino, Napoli e Vicenza.

Parzialmente soddisfatto dei risultati si era detto Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria, che aveva però richiamato l’attenzione proprio su Genova. “La qualità dell’aria in Liguria presenta buoni valori per le polveri sottili, mentre a Genova continua a essere problematico il biossido di azoto”, aveva dichiarato, sottolineando come le misure adottate fino a quel momento non fossero state sufficienti. Secondo Bigliazzi, si rendeva necessario un intervento più incisivo sulla riduzione dell’inquinamento prodotto dalle navi e dal traffico urbano, anche attraverso politiche sulla mobilità come l’introduzione del limite dei 30 chilometri orari, ritenuto utile non solo per la sicurezza stradale ma anche per il miglioramento della qualità dell’aria e la tutela della salute pubblica.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.