Processo ponte Morandi, ex dirigente Spea: "Verifiche sismiche non fatte con avallo Ministero"
di Maurizio Michieli
L'imgegner Mancini: "Questo modus operandi era usato anche dalle asltre società autostradali"
Le verifiche di sicurezza sismiche non "vennero mai fatte" ma vennero solo compilate schede con il via libera "anche del Ministero". E' quanto emerso nel corso dell'udienza del processo per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2013, 43 vittime). A dirlo è stato l'ingegnere Simone Mancini, ex Spea e ora in Tecnè.
Quelle verifiche dal 2004 erano obbligatorie per legge. Aspi incaricò Spea di fare delle schede che in pratica erano una semplice "mappatura" delle opere dislocate nelle varie zone con rischi sismici differenti. "Questo modus operandi - ha detto Mancini - era usato anche dalle altre società autostradali. Mi ricordo che ci fu una riunione al ministero in cui ci venne detto 'ok, andate avanti così'".
Tra le opere per cui fare la verifica antisismica c'era anche il Polcevera. "Ma Di Taddeo (uno degli imputati) insieme a Livia Pardi disse che non dovevamo occuparci della verifica sismica su quel viadotto Polcevera perché se ne sarebbe occupata la Edin di Brancaleoni. Per noi era anche un sollievo essendo il Polcevera un'opera complessa che avrebbe richiesto molto tempo e sicuramente avremmo dovuto chiedere di rivedere il contratto con Aspi per il costo di verifica di quell'opera".
Mancini ha spiegato che "Aspi aveva interpretato la normativa con la semplice compilazione delle schede di vulnerabilità. Alla riunione con il ministero e le altre concessionarie venne presentata questa procedura che prevedeva solo le schede di sintesi e il ministero disse anche andava bene. Poi che quella non fosse una vera verifica sismica siamo tutti d'accordo".
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