Dati allarmanti: in Liguria 249 frane ogni 100 chilometri quadrati

di Claudio Baffico

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Dati allarmanti: in Liguria 249 frane ogni 100 chilometri quadrati

La fotografia più aggiornata del dissesto idrogeologico in Italia consegna alla Liguria un primato poco invidiabile: quello di una delle regioni più esposte ai fenomeni franosi. Non si tratta di episodi isolati o di emergenze sporadiche, ma di una condizione strutturale che emerge con chiarezza dai dati ufficiali dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia risultano censiti oltre 13.500 movimenti franosi sul territorio ligure, con una densità di circa 249 frane ogni 100 chilometri quadrati, tra le più alte a livello nazionale. In termini percentuali, quasi il 10% della superficie regionale è interessato da fenomeni di instabilità già mappati.

Numeri che trovano spiegazione nella morfologia stessa della regione, una sottile fascia di terra compressa tra mare e Appennino, caratterizzata da versanti ripidi, vallate brevi e incisioni profonde. A questa fragilità naturale si somma un’urbanizzazione sviluppata nel tempo lungo crinali e pendii, con infrastrutture e abitazioni spesso a ridosso di versanti terrazzati o sostenuti da muri a secco. Il risultato è un equilibrio delicato, che può rompersi in occasione di precipitazioni intense e persistenti, sempre più frequenti negli ultimi anni.

Il dissesto non è soltanto una questione geologica. Ha un impatto diretto sulla vita quotidiana e sull’economia. Secondo ISPRA, circa 105 mila persone in Liguria vivono in aree classificate a pericolosità elevata o molto elevata da frana. Oltre 60 mila edifici ricadono nelle stesse zone e quasi la metà delle imprese regionali si trova in aree considerate a rischio. Questo significa che il tema non riguarda solo piccoli centri dell’entroterra, ma coinvolge città costiere, attività produttive, esercizi commerciali e infrastrutture strategiche.

Nel contesto regionale, Genova rappresenta un caso emblematico. Il capoluogo si sviluppa in una stretta fascia costiera e si arrampica sulle colline retrostanti, con quartieri costruiti lungo pendii e una rete di rii e torrenti che attraversano il tessuto urbano. Studi e ricostruzioni storiche indicano che il territorio comunale ha registrato centinaia di frane documentate, con una frequenza che negli ultimi decenni si è tradotta in diverse decine di episodi all’anno, tra smottamenti di modesta entità e movimenti più significativi. La combinazione tra pendenze accentuate, suoli instabili e alta densità abitativa rende la città particolarmente vulnerabile.

Il quadro ligure si inserisce in una situazione nazionale altrettanto complessa: in Italia sono stati censiti oltre 630 mila fenomeni franosi nel corso dei secoli e la quasi totalità dei comuni è esposta a qualche forma di rischio idrogeologico. Tuttavia, in Liguria il problema appare più concentrato e radicato. Qui la fragilità del territorio non è un’eccezione, ma una costante con cui fare i conti ogni anno.

I numeri suggeriscono che la risposta non possa limitarsi alla gestione dell’emergenza. La manutenzione dei versanti, il controllo delle opere di contenimento, il ripristino dei sistemi di drenaggio e una pianificazione urbanistica prudente rappresentano strumenti decisivi per ridurre l’esposizione al rischio. In una regione dove quasi un decimo del territorio è interessato da frane censite e migliaia di persone vivono in aree classificate a elevata pericolosità, il dissesto idrogeologico non è solo una voce statistica: è una realtà strutturale che richiede continuità negli interventi e visione di lungo periodo.

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