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Fusione Psa-Sech: il via libera che promette di rilanciare il porto di Genova

di Marco Innocenti

Il voto positivo del Comitato di Gestione sulla prima operazione di largo respiro post-covid

E alla fine il tanto sospirato via libera è arrivato: la fusione Psa-Sech ha avuto disco verde dal Comitato di Gestione dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, riunitosi nel pomeriggio a Palazzo San Giorgio. Dopo i pareri favorevoli richiesti e ottenuti dall'Avvocatura dello Stato, insomma, arriva la fumata bianca che di fatto spiana la strada all'operazione con la quale Port of Singapore Authority arriverebbe a controllare il terminal Sech di calata Sanità, del quale già deteneva il 40%, mentre il restante 60% era in mano a GIP-Gruppo Investimenti Portuali. Situazione quasi analoga ma ribaltata nel terminal di Pra', dove Psa possiede il 65,33% e Gip il restante 34,76%. La fusione porterebbe alla costituzione di una nuova società, la MergeCo, nella quale i due gruppi verseranno le rispettive quote di Sech e Vte, con il risultato che Psa dterrà il 62% del capitale della nuova società con Gip al 38%.

La fusione era finita sotto la lente dei controlli per una presunta violazione della legge 84/94, che vieta ad un unico terminalista di detenere due concessioni della stessa tipologia, e da qui il ricorso agli organi statali per valutare le carte prima i dare via libera. L'Avvocatura, poche settimane fa, aveva risposto prendendo in considerazione, come area di applicazione della suddetta legge, non tanto la singola infrastruttura ma tutto il sistema portuale su cui l'operazione andrebbe ad insistere, allargando quindi lo scenario non solo al porto di Genova ma, a questo punto, anche a Savona e, in un'eventuale interpretazione ancora più estensiva, anche ai porti di Spezia e Livorno, facendoli rientrare nella stessa “catchment area”.

Oggi insomma il voto unanime del Comitato di Gestione, con la sola astensione dell'ammiraglio Carlone per motivi di imparzialità.