Ponte Morandi, ecco perché potrebbe slittare l'esplosione del 24 giugno

di Fabio Canessa

Mercoledì la decisione definitiva, Asl e Arpal hanno già dato il via libera. In corso le opere di mitigazione

Ponte Morandi, ecco perché potrebbe slittare l'esplosione del 24 giugno

La data è fissata da tempo sul calendario del commissario Bucci: lunedì 24 giugno, San Giovanni Battista, festa patronale che allungherà il weekend dei genovesi. Il momento ideale per far implodere le pile 10 e 11, cancellando del tutto i resti di ponte Morandi, quando le strade e in teoria anche le case saranno meno frequentate. In realtà nulla è ancora deciso, anche perché le complicazioni tecniche sono numerose.

Anzitutto i tempi della commissione esplosivi, che non ha ancora dato il via libera definitivo. Il nodo principale è il numero di abitanti da evacuare, compreso tra un minimo di 1.400 e un massimo di 4mila persone. L'ago della bilancia sarà la volontà di Bucci, tornato dalla spedizione in Russia. Attenersi al piano dei demolitori, che considera sufficiente una zona off-limits con raggio di 250 metri, o essere ancora più prudenti? Il semaforo verde dovrebbe arrivare mercoledì, ma già l'ultimo verbale della prefettura, redatto dopo il vertice del 7 giugno, conteneva il nulla osta di Asl e Arpal per l'ipotesi meno impegnativa.

Secondo i tecnici, infatti, non ci sono rischi concreti. Le polveri, che dai test effettuati non presentano valori di amianto considerati pericolosi, rimarranno circoscritte all'area di cantiere grazie alle misure di mitigazione che comprendono vasche minate, cannoni ad acqua, irrigatori, reti di protezione, e gli stessi palazzi di via Porro che fungeranno da barriera.

La scelta di estendere la fascia di rispetto per ulteriori 100 metri sarebbe dovuta non a pericoli per la salute, ma alla necessità di avere strade libere con più spazio per far passare eventuali mezzi di soccorso. Al momento sembra esclusa l'ipotesi di una zona con misure di interdizione parziale (divieto di stare all'aperto, obbligo di chiudere le finestre), ventilata dalla struttura commissariale, perché sarebbe ancora più difficile da gestire.

Il ritardo nella decisione, insomma, potrebbe creare problemi col rispetto della 'best option' indicata da Bucci. Uno dei fattori più incisivi è il meteo. Se è vero che la pioggia sarebbe l'ideale nel giorno dell'esplosione, perché abbatterebbe da sola gran parte della polvere, il maltempo costituirebbe invece un ostacolo per tutti i lavori preparatori. In questo caso la demolizione slitterebbe al 30 giugno, il weekend successivo.

In ogni caso la protezione civile sta mettendo a punto la macchina organizzativa. Almeno tre i punti individuati per accogliere le persone evacuate, dalle 7 alle 22 del giorno stesso: sono il centro civico Buranello di Sampierdarena, la scuola Ariosto di Certosa e il Paladiamante a Begato. Per il trasporto Amt organizzerà un servizio navetta. Discorso a parte per anziani e disabili che saranno prelevati dai volontari delle pubbliche assistenze e accompagnati in albergo o in altre strutture adatte già la sera prima. In campo anche polizia municipale e forze dell'ordine.

Intanto sono già in corso alcune delle opere di mitigazione, come riferito dai demolitori.

  • Vasche di acqua: le vasche sono state ricavate dal posizionamento di new jersey sono state posizionate sopra l'impalcato all'altezza di 45 metri, lunghe una ventina di metri per un metro e mezzo di larghezza, avranno una larghezza di ricaduta intorno ai 22 metri. Attualmente le vasche sono già cariche d'acqua. I new jersey, posizionati ad un metro e mezzo l'uno dall'altro (per la lunghezza totale di un chilometro e mezzo) sono stati ricoperti da un telo impermeabile per creare le vasche di contenimento dell'acqua. Le vasche verranno fatte saltare nello stesso  istante in cui saranno fatte esplodere le cariche esplosive sopra la pila.
  • Cuscinetti smorzanti: sono in via di completamento i cumuli di detriti, sottostanti le pile 10 e 11 per  assorbire le vibrazioni causate dal crollo. I detriti, che comporranno cumuli che agiranno come "cuscinetti smorzanti", sono stati acquistati appositamente perché necessitano di caratteristiche particolari (capacità di assorbimento di energia cinetica di caduta e impatto al suolo). Il materiale, della dimensione di 6- 8 centimetri è inerte.
  • Tessuto "non tessuto": al di sotto di questi cumuli è stato posizionato uno strato di separazione costituito da TNT (tessuto non tessuto) per trattenere le acque di caduta, ugualmente il TNT sarà applicato anche sopra ai detriti affinché le poveri siano totalmente contenute. Lo studio che è stato fatto sulla propagazione delle onde si basa sui risultati dei test già effettuati in precedenza. Da questa analisi emerge che le vibrazioni si smorzano prima di raggiungere i fabbricati vicini all'area interessata dal crollo delle pile 10 e 11.
  • Sismografi: per controllare la corrispondenza tra quanto progettato e quanto avverrà durante il crollo, saranno posizionati numerosi sismografi che misureranno le velocità effettive delle vibrazioni.
  • Vesciche: sono in via di installazione i ponteggi con le reti di protezione e anche le cosiddette "vesciche" piene d'acqua che sono state posizionate sulle "gambe" delle pile. Le "vesciche" sono considerate la prima barriera per mitigare le polveri proprio perché applicate in prossimità dei fori da mina dentro ai quali saranno posizionate le cariche esplosive. Si prevede di utilizzarne circa 4000.

Fabio Canessa