Omicidio Villetta Dinegro: cinque colpi inferti, fatale quello alla giugulare

di c.b.

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Omicidio Villetta Dinegro: cinque colpi inferti, fatale quello alla giugulare

Cinque colpi inferti in pochi minuti, uno dei quali diretto in una zona estremamente delicata del collo. È da questa ricostruzione che prende forma l'accusa di omicidio volontario contestata a Cisse Camara, il 42enne senegalese arrestato per la morte di Pietro Alberto Paolo Signor, conosciuto da tutti come Pedro, avvenuta all'interno di Villetta Di Negro.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal sostituto procuratore Francesco Cardona Albini, la vittima sarebbe stata colpita ripetutamente con un'arma improvvisata, probabilmente un coccio di bottiglia trasformato in una lama. Le ferite sono state riscontrate al fianco destro, alla schiena, allo zigomo, al sopracciglio e soprattutto al collo, tra la giugulare e lo sterno. Proprio quest'ultima lesione, lunga circa tre centimetri, viene considerata dagli investigatori la più grave e compatibile con la causa del decesso, avvenuto presumibilmente per una massiccia emorragia.

La Procura ritiene che il gesto dimostri una chiara volontà omicida. Per gli inquirenti, infatti, colpire una zona vitale come il collo significava accettare concretamente il rischio di provocare la morte della vittima. Una valutazione che potrebbe restare immutata anche nel caso in cui l'autopsia, affidata alla medico legale Sara Lo Pinto, accertasse che Signor sia morto in una fase successiva dell'aggressione.

Gli investigatori stanno infatti approfondendo anche quanto accaduto dopo il ferimento. Secondo la ricostruzione, Camara avrebbe tentato di legare il corpo utilizzando alcuni indumenti, tra cui pantaloni e maglione, trasformati in corde improvvisate. Quando è stato fermato dai carabinieri si trovava infatti quasi completamente svestito dalla vita in giù.

Per gli inquirenti, almeno in questa fase, la ferita al collo prevale come causa determinante del decesso rispetto alle pregresse condizioni di salute della vittima. Signor, 48 anni, originario di Milano ma residente da tempo a Genova, soffriva infatti di una grave cardiopatia. Prima di scivolare in una condizione di marginalità aveva però costruito un percorso culturale significativo: aveva conseguito due lauree, in Lettere e Filosofia, coltivava la passione per la musica, suonando la chitarra, e per la poesia, arrivando a pubblicare una raccolta di versi a proprie spese.

Nell'ordinanza con cui è stato convalidato l'arresto, la giudice per le indagini preliminari Carla Pastorini evidenzia la gravità dei fatti e la presenza di «gravi indizi di colpevolezza» a carico dell'indagato.

Camara non è stato ancora interrogato né trasferito in carcere poiché si trova ricoverato all'ospedale San Martino in condizioni critiche a causa di una polmonite che, secondo i medici, sarebbe collegata all'abuso di sostanze stupefacenti.

Le immagini della videosorveglianza hanno consentito di ricostruire almeno parte della mattinata del delitto. Le telecamere mostrano infatti Camara e Signor arrivare insieme nei pressi di Villetta Di Negro intorno alle sei del mattino ed entrare nel parco alle 6.25. Per diverse ore non accade nulla di rilevante. Poi, attorno alle dieci, la situazione precipita nel giro di pochi minuti.

Secondo gli accertamenti, tra i due sarebbe scoppiata una discussione degenerata rapidamente in una violenta aggressione. Le urla, il rumore dei vetri infranti e infine il corpo della vittima trascinato con mani e piedi legati sono alcuni degli elementi raccolti dagli investigatori. Una testimone, ascoltata dai carabinieri del nucleo investigativo, ha definito la scena come «spaventosa» prima di contattare il numero di emergenza 112.

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