Olcese e Savi a Telenord, perché votare Sì al Referendum: "Senza separazione carriere siamo a metà del guado: giudice dev'essere terzo"
di Redazione
"Il superamento del sistema delle correnti potrà permettere un rafforzamento del sistema della giustizia, sarà slegato da qualsiasi tipo di condizionamento"
Il dibattito sulla riforma della giustizia entra nel vivo e la Camera Penale Genovese scende in campo per sostenere le ragioni del "Sì". Ospiti negli studi di Liguria Live, gli avvocati Emanuele Olcese (direttivo Camera Penale) e Riccardo Savi (vicepresidente Giovani Avvocati Genova) hanno illustrato perché, a loro avviso, questa riforma non sia un attacco alla magistratura, ma l'atto finale di un percorso democratico iniziato nel 1988.
Il cuore della riforma tocca il rapporto tra chi accusa (PM) e chi giudica. «Se il processo è un confronto tra parti, il giudice deve essere un arbitro», spiega l'avvocato Olcese. «E l'arbitro non può indossare la maglietta di una delle due squadre, né tantomeno condividere lo stesso spogliatoio».
Secondo i penalisti, l'attuale sistema italiano è un'eredità del Codice Rocco del 1930 e del Regio Decreto del 1941, concepiti in un'ottica inquisitoria dove PM e giudice collaboravano alla ricerca di una "verità di regime". Nonostante il passaggio al rito accusatorio nel 1989, la mancata separazione delle carriere avrebbe lasciato il sistema «a metà del guado», impedendo una reale imparzialità psicologica e strutturale del magistrato giudicante.
Un altro punto cruciale è la riforma del CSM e l'introduzione del sorteggio per i componenti. «Il CSM è diventato un malinteso parlamentino delle toghe, dove le nomine dei vertici (come il Procuratore Capo di Genova) sono spesso frutto di rapporti di forza tra correnti anziché di merito», incalza Olcese, citando il "caso Palamara" come la punta di un iceberg di un sistema ormai incistato. Il sorteggio, in questa visione, sarebbe l'unico strumento per restituire al Consiglio Superiore la sua funzione di alta amministrazione, slegandola dalle logiche di fazione.
Per i sostenitori del Sì, la vittoria del No congelerebbe un sistema sbilanciato a favore dell'accusa. L'avvocato Savi avverte: «Senza questa riforma, la terzietà del giudice resterà solo sulla carta. Rischiamo di tornare a un'idea di PM come "portatore della verità", il che rappresenta la morte del processo accusatorio e un salto all'indietro di decenni».
I penalisti respingono inoltre le accuse di "deriva autoritaria" mosse dal fronte del No: «È una mistificazione dire che il PM finirà sotto il controllo del governo. L'obbligatorietà dell'azione penale non viene toccata. Stiamo solo attuando un monito che gli stessi Padri Costituenti avevano lasciato nelle disposizioni transitorie».
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