Domenica, 15 settembre 2019  

Nave con armi a Genova, vincono i portuali. Ma anche La Spezia prepara la rivolta

Sulla Bahri Yanbu non salgono i tre generatori elettrici, il cargo diretto ad Alessandria d'Egitto
2019-05-21T20:50:25+00:00

“La nave Bahri Yanbu è partita ieri sera alle 22.30 dopo aver terminato le operazioni di carico. E’ in navigazione all’altezza della Sardegna ed è diretta nel prossimo porto di destinazione che è Alessandria d’Egitto”. Lo ha detto l’ammiraglio Nicola Carlone, comandante della Guardia costiera ligure. A Genova è rimasto, chiuso nel magazzino di un terminal, il generatore elettrico che il cargo saudita non ha caricato. “Alcune attrezzature considerate dual use – spiega Carlone – sono state messe da parte e questo entrerà nella sfera delle valutazioni doganali, quindi di altri organismi, non nostre”

Finisce così lo sciopero della Culmv, la compagnia unica dei camalli che ieri avevano sospeso le operazioni in banchina a partire dal primo turno, alle 6 del mattino. La Bahri Yanbu sarà ad Alessandria d’Egitto il 24 maggio: a bordo avrà tutta la merce di Genova, eccetto i gruppi elettrogeni. Che però nei prossimi giorni potrebbero essere trasferiti alla Spezia per essere caricati lì insieme a otto cannoni e altro materiale bellico.

“Per quanto ci riguarda quella merce resta a terra e questo permette ai lavoratori di poter procedere con l’operazione di carico della merce per uso civile”, ha dichiarato in mattinata Igor Magni, segretario della Camera del lavoro di Genova.

“La Prefettura deve facilitare e agevolare l’intesa tra le parti. Abbiamo tenuto un lungo incontro e abbiamo preso atto della volontà di caricare solo merce civile. Abbiamo concorso tutti insieme a trovare una soluzione per questa criticità. Per noi non sono emersi elementi che fanno considerare questo carico un fattore di rischio”, spiega al termine dell’incontro il prefetto Fiamma Spena.

I generatori, prodotti dalla ditta bresciana Teknel, sono stati dichiarati alla dogana come merce civile, ma secondo i portuali sono destinati all’impiego militare. La Prefettura, d’accordo col terminal e i sindacati, ha fatto da mediatrice tra le parti consigliando di effettuare ulteriori accertamenti sul carico sospetto, che è stato trasferito al Centro Smistamento Merci del porto di Genova in attesa di essere ispezionato da Agenzia delle dogane e Capitaneria di porto. Una delle opzioni è appunto lo spostamento alla Spezia, un porto abituato a maneggiare materiale bellico.

La Filt Cgil Liguria ha però dichiarato lo sciopero dei lavoratori addetti a tutti i servizi e alle operazioni portuali, di mare e di terra, che riguardano gli scali liguri “dove possa avvenire l’eventuale attracco della nave Bahri Yanbu, carica di armi destinate al conflitto in Yemen, perché come già avvenuto nei porti di Le Havre e di Genova, non si proceda con l’imbarco di materiale bellico impiegato in operazioni definite dalle Nazioni Unite “crimini di guerra”. Filt e Cgil Liguria auspicano che “anche l’Italia, come gli altri Stati Europei, decida finalmente di dare un segnale forte contro la più grave catastrofe umanitaria del mondo, chiudendo i suoi porti alla Bahri Yanbu”.

LE CONSEGUENZE

Ora, secondo le norme vigenti, l’agenzia marittima Gastaldi e la compagnia di Stato saudita potrebbero chiedere i danni alla Culmv. “Questa è una valutazione che onestamente non è stata fatta – replica Magni – ma in altri porti in Europa è stata presa la stessa posizione di buon senso. Non si tratta di impedire la movimentazione di altri carichi in futuro, ma viste le condizioni legate a questa nave specifica crediamo sia l’atteggiamento più consono”.

Lo sciopero era stato indetto dalla Filt Cgil, a cui è iscritta la maggior parte dei portuali, mentre il Collettivo autonomo dei portuali ha mantenuto il presidio all’ingresso del terminal, presidio al quale si sono unite la Cgil stessa e alcune associazioni pacifiste tra cui Amnesty International. “Abbiamo proclamato sciopero perché abbiamo scoperto che il materiale che dovremmo imbarcare è borderline“, spiegava Luigi Cianci delegato Filt Cgil della Compagnia unica, riferendosi a due generatori elettrici che potrebbero essere usati in campo militare. “Il sindacato e la compagnia intendono riaffermare la posizione emersa in assemblea: i lavoratori del porto di Genova non intendono imbarcare armi”.

ANCHE LA SPEZIA DICE NO

Intanto La Spezia si prepara alla rivolta. “Chiudete i porti alle navi delle armi!“: questo l’appello promosso dalle associazioni nazionali e spezzine a seguito della notizia del possibile attracco nell’estremo levante ligure per caricare gli otto cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter e altro materiale bellico di produzione italiana destinato all’Arabia Saudita.

Il trasbordo potrebbe avvenire presso il molo militare o dell’Arsenale Militare della Spezia. Le associazioni spezzine e nazionali chiedono al governo Conte “di non permettere l’attracco della nave-cargo saudita Bahri Yanbu nel porto della Spezia, nemmeno nella parte di competenza della Marina Militare, e ai portuali spezzini di non effettuare alcun carico di sistemi militari o duali destinati all’Arabia Saudita che possono essere utilizzati nel conflitto in Yemen. La società Nexter, azienda militare interamente controllata dallo Stato francese, per rispettare l’accordo con l’Arabia Saudita – scrivono ancora le associazioni – è intenzionata a garantire la consegna ai sauditi degli otto cannoni che non sono stati caricati a Le Havre a seguito della mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani che si oppongono alle forniture di sistemi militari che vengono impiegati dai sauditi nel conflitto in Yemen. Per questioni logistiche la scelta potrebbe ricadere sul porto della Spezia che offre maggiori garanzie in quanto attrezzato per imbarcare armamenti e mezzi militari prodotti dalle aziende che fanno capo al gruppo Leonardo-Finmeccanica, come Oto Melara, che costruisce carri armati. Questi mezzi vengono solitamente imbarcati da una banchina riservata del porto di Spezia”.

IL COMMENTO DI TOTI

“Scioperi, presidi, blocchi per una nave che non carica armi e non scarica armi a Genova. Avrebbe caricato semmai prodotti a cui hanno lavorato tecnici e operai italiani: un generatore. Potrebbe essere usato per scopi bellici? Anche una presa doppia può servire per il ferro da stiro o in una caserma. È forse un oggetto bellico una presa doppia?”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti via Facebook interviene sulle proteste.

“Chissà, magari le vicine elezioni fanno pensare a certa sinistra di rianimare così il proprio consenso, – commenta Toti – ma la realtà è che tutto questo danneggia la competitività del nostro scalo, non aiuta il lavoro italiano, non aiuta la nostra crescita. Avviso ai naviganti: nessuno riporterà Genova al passato delle ideologie pauperiste di certa sinistra, certi sindacati, certi collettivi. Pensiamo tutti insieme al progresso e al lavoro che ancora manca. Basta strumentalizzazioni e tafazzismi!”.

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