Minori stranieri non accompagnati: fenomeno reale e crescente. Serve un coordinamento

di c.b.

4 min, 18 sec
Minori stranieri non accompagnati: fenomeno reale e crescente. Serve un coordinamento

Il tema dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio genovese rappresenta una realtà oggettiva, in crescita e sempre più complessa, che impatta direttamente sulla gestione della sicurezza urbana e sulla tenuta complessiva del sistema di accoglienza e controllo del territorio.

Dai dati disponibili sul fronte sociale, nei primi quattro mesi del 2026 a Genova si sono registrati circa 20 collocamenti al mese di minori stranieri non accompagnati presso le strutture di accoglienza cittadine, con una proiezione annuale stimata tra i 250 e i 300 inserimenti complessivi.

Numeri rilevanti che, paradossalmente, risultano persino inferiori rispetto allo scorso anno soltanto perché il sistema genovese risulta ormai vicino alla saturazione. Sempre più spesso, infatti, la permanenza in città si limita alla prima notte: il giorno successivo molti minori vengono trasferiti verso altre province italiane, per mancanza di disponibilità sul territorio.

Una delle criticità operative più rilevanti riguarda gli allontanamenti dalle strutture di accoglienza, che non sempre risultano tempestivamente formalizzati con le previste comunicazioni di legge. Un elemento che determina un vuoto informativo che incide direttamente sulla capacità di monitoraggio del fenomeno.

Ulteriore elemento di complessità è rappresentato dai cosiddetti soggetti “borderline”, ossia casi in cui la reale minore età è particolarmente vicina alla maggiore età o oggettivamente difficile da determinare.

In questi casi l’attività di accertamento dell’età attraverso esami medico-legali e valutazioni comparative, spesso anche di natura olistica, risulta particolarmente complessa e non sempre risolutiva in tempi utili. Accade infatti che, pur in presenza di indicazioni sanitarie che orienterebbero verso la maggiore età, l’assenza o il ritardo del decreto di conferma da parte dell’autorità giudiziaria finisca per bloccare l’intero procedimento sul piano amministrativo, con conseguenze dirette sulla gestione operativa dei soggetti.

Sul piano della sicurezza urbana, episodi recenti avvenuti in città, come quanto accaduto in piazza Martinez, dove si sono registrati momenti di forte tensione con il coinvolgimento anche di minori stranieri non accompagnati all’interno di gruppi protagonisti di episodi di violenza e disordine pubblico, dimostrano come il fenomeno non possa essere sottovalutato né relegato a mera questione sociale. Si tratta di segnali che impattano direttamente sulla vivibilità dei quartieri e sulla percezione di sicurezza dei cittadini.

Sul piano dell’analisi complessiva del fenomeno, non esistono ad oggi statistiche ufficiali disaggregate sull’incidenza dei reati, ma dagli ambienti operativi viene segnalata la presenza di episodi riconducibili a microcriminalità e spaccio anche in soggetti transitati dal circuito dell’accoglienza.

In questo contesto, il tema non può essere ridotto a una questione emergenziale o settoriale, ma deve essere affrontato all’interno di una strategia complessiva di sicurezza urbana.

Per questo il SIAP ribadisce con forza la necessità di una cabina di regia istituzionale vera, stabile e sovraordinata, in grado di coordinare Prefettura, Comune, Forze dell’Ordine, Polizia Locale, servizi sociali, welfare territoriale e soggetti che operano sulla vivibilità urbana e sul commercio.

È inoltre impensabile che negli Osservatori municipali sulla sicurezza non vi sia una presenza stabile dei rappresentanti dello Stato impegnati quotidianamente sul fronte dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il confronto istituzionale deve essere reale, operativo e continuativo, non meramente formale.

Un esempio concreto di ciò che intendiamo per coordinamento operativo riguarda la necessità di costruire dispositivi territoriali strutturati a livello municipale, capaci di mettere insieme in modo programmato Forze dell’Ordine, Polizia Locale e servizi sociali, con personale dedicato e numericamente definito.

In presenza di uffici della Polizia di Stato – Commissariati o articolazioni della Questura – che operano con risorse limitate su questi specifici fenomeni, è necessario che il Comune metta a disposizione un contingente stabile di operatori della Polizia Locale (anche con funzioni di polizia giudiziaria nei limiti previsti) e di assistenti sociali, in grado di intervenire contestualmente e in modo coordinato nelle fasi di identificazione, collocamento e presa in carico.

Questo modello operativo non può essere lasciato alla buona volontà dei singoli uffici, ma deve essere strutturato attraverso un accordo politico-istituzionale chiaro tra Sindaco e Prefetto, che definisca risorse, numeri, modalità operative e responsabilità.

È questo il punto centrale: un coordinamento basato su fatti concreti e su organizzazione reale del lavoro sul territorio.  Per questo il Siap sostiene da tempo che a Genova debbano essere sottoscritti i Patti sulla Sicurezza del decreto Minniti (DL 14/2017). Un accordo politico sociale tra Prefetto e Sindaco basato su aspetti organizzativi ben definiti in modo da rendere operativi i buoni propositi, coinvolgendo prevalentemente il tessuto sociale (Civ, Comitati, Associazioni ect)
Ricordiamo che a tal proposito, Siap ha messo in campo una raccolta firme e ha presentato una proposta formale a Prefetto e Sindaco.

Il SIAP rappresenta operatori che quotidianamente sono impegnati sul campo e che non possono più sostenere un sistema in cui la complessità dei fenomeni viene affrontata con strumenti frammentati e non adeguati alla realtà operativa.

Solo attraverso una regia istituzionale forte, concreta e condivisa sarà possibile garantire sicurezza urbana, tutela dei minori e reale capacità di governo del territorio.

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