Lo scontro Cgil contro Draghi

di Paolo Lingua

Lo scontro Cgil contro Draghi

Per il prossimo 16 dicembre è annunciato uno scoperto generale di 8 ore per tutte le categorie produttive, deciso in particolare da Landini, leader della Cgil (cui si è associata la Uil), perché il sindacato è insoddisfatto della manovra economica che il governo porterà in Parlamento. Per Landini e per Bombardieri (Uil) i provvedimenti non sono sufficienti  a coprire le esigenze dei lavoratori e delle fasce più deboli. Per il segretario generale della Cisl, Sbarra, invece, il governo ha compiuto il massimo sforzo ed è sbagliato, in un momento politico ed economico assai delicato andare a uno scontro sociale decisamente eccessivo. La vicenda odierna fa tornare alla mente lo scontro già avvenuto nel 2014 quando , contro il Jobs Act del governo Renzi, scesero in piazza la Cgil e la Uil, mentre la Cisl decise invece di uscire dal fronte sindacale.  

Il segretario della Cisl ha spiegato che, al momento, dopo incontri e confronti dei mesi scorsi e delle scorse settimane, si è arrivati a un accordo concreto e positivo per quel che concerne gli interventi di natura sociale nei confronti delle fasce più deboli e che, nel momento attuale, con l’incremento della pandemia, è assurdo andare a uno scontro che si annuncia sterile. In parole povere la Cisl si schiera, anche sul piano politico, a sostegno del governo Draghi, affiancando di fatto la posizione del Pd che non ha visto di buon occhio l’impennata di Landini ,perché Letta punta a sostenere, anche in funzione delle elezioni del presidente della Repubblica, la permanenza di Draghi al governo. Sia pure con motivazioni del tutto diverse anche Italia Viva e tutto il centrodestra (ma anche il M5s) di fatto hanno preso le distanze dall’azione della Cgil e della Uil. Draghi, in via ufficiosa, ha fatto sapere che per lui e per il governo lo sciopero del 16 dicembre, è “ingiustificato e immotivato”, anche perché il governo ha fatto ogni sforzo possibile per venire incontro alle esigenze sociali dei ceti più fragili.

D’altro canto i sindacati puntano, nella loro protesta, a chieder un aumento  della spesa sociale, ma proprio i vertici europei e dei centri finanziari puntano a una soluzione opposta per superare ogni forma di crisi, anche in un momento nel quale sta salendo l’inflazione.  Lo scontro che si annuncia sembra riproporre schemi politici del passato con un tentativo, in particolare della Cgil, di tornare ai temi della battaglia sociale riprendendo temi politici e persino ideologici considerati in gran parte superati. Basterebbe ricordare la pesante sconfitta della Cgil e anche del Pci di allora quando, con l’occupazione e il blocco della Fiat, venne la risposta della marcia dei 40 mila di Torino, che segnò un netta a clamorosa sconfitta della sinistra arcaica. In questo contesto appare più duttile e più pragmatica, peraltro come è sempre stata nella sua storia, la posizione della Cisl che appare legata alla visione e alla filosofia di una sinistra riformista e non massimalista, una linea quest’ultima  da molti politologi e anche da gran parte dei protagonisti della politica attuale ormai superata nel tempo e nei potenziali contenuti.

Per la verità, al di là dell’irritazione e della delusione del presidente del consiglio Mario Draghi, si spera ancora in una soluzione mediata. Da oggi al 16 dicembre potrebbero esserci – e ci saranno senz’altro – incontri e confronti tra le parti per cercare di evitare lo scontro dello sciopero generale, con il possibile recupero d’una parte delle richieste di Landini e di Bombardieri, sia pure senza sovvertire il senso della legge e delle strategie messe a punto, con grande fatica, dal governo. Draghi deve trovare, se sarà possibile, un compromesso concreto che blocchi la protesta e la piazza, senza però far insorgere i ministri del centro moderato e del centrodestra del suo governo che puntano a non concedere nulla alla componente protestataria. Ci attende quindi a questo punto una settimana difficile e complicata. Tutti gli esiti, a questo punto, sono possibili.