Lo sblocco dell’ Hennebique

di Paolo Lingua

Lo sblocco dell’ Hennebique

Dopo più d’un decennio di discussione e di progetti (sovente campati per aria) s’è sbloccata la vicenda dell’ Hennebique, imponente struttura edilizia affacciata sul porto di Genova e che, anche per la Sovrintendenza alla Belle Arti , rappresenta  un simbolo importante dell’archeologia industria di Genova. La struttura Hennebique , la prima in cemento armato  nel porto di Genova, realizzata a cavallo tra il XIX e il XX secolo, era un imponente magazzino granario che poi, da quasi mezzo secolo, con l’evoluzione dell’economia, aveva perduto la sua funzione. Ma era, al tempo stesso, un simbolo, una tappa della storia economica dello scalo che non si poteva distruggere. Un lato, ma esteticamente modesto e inutilizzabile, molti anni fa era stato demolito, ma la struttura principale restava in tutta la sua imponenza.

La difficoltà di recuperare a una finalità funzionale la struttura dell’ Hennebique era legata al fatto che, essendo per sua natura un silos granario, all’interno era ornai in gran parte vuoto e privo di strutture. Molti potenziali acquirenti, negli anni passati, hanno fatto marcia indietro, di fronte all’impegno di spesa che era legato alla creazione ex novo di piani e di scale, con un forte impegno di spesa, oltre che di ristrutturazione e di restauro dell’intero edificio impegno per il quale è prevista una spesa di 100 milioni e di quasi due anni di lavori. D’altro canto l’impegno in questo senso era largamente prevedibile. Da quanto si è appreso si recupereranno strutture  recettive (alberghi) , forse servizi per la facoltà di economia che è situata a pochi passi di distanza, ma in particolare sarà possibile un approdo recettivo con servizi adeguati per l’accoglimento crocieristico.

E la questione sembra riguardare in particolare la Costa Crociere. Come molti a Genova ricorderanno, quando implose il boom del fenomeno crocieristico come scelta sociale e di costume di massa e popolare, , mentre la Msc aveva trovato subito i suoi spazi di approdo e di smistamento, la Costa Crociere, anche per errori strategici, si era trovata in difficoltà e, come è noto, aveva spostato la sua base più importante a Savona. Ma per Genova la vicenda era stata una sorta di “vulnus” ed era rimasto il desiderio di un recupero di spazi d’approdo e di servizi, considerato il ruolo strategico dello scalo del capoluogo.  Ora questa prospettiva si dovrebbe riaprire, anche perché, nella speranza d’un forte ridimensionamento della pandemia, dovrebbero rilanciarsi le movimentazioni crocieristiche, sia nella stagione invernale sia in quella estiva con aperture sia nel Mediterraneo orientale e occidentale, sia nelle rotte dei mari del Nord.

Si tratta come è ormai noto di un mercato nazionale e internazionale in netta crescita e che è un elemento strategico importante  nell’avvenire dei porti. Ora si è in attesa, al di là di questo importante assestamento dello scalo che  da troppo tempo aspettava un progetto di ripresa, di altre scelte, anche strategicamente più importanti, quale per esempio del decollo dei lavori per l’allargamento al largo della diga foranea. Da Roma è giunto un altro via libera – ed era ora – ma ci sono dettagli di aggiustamento del progetto non trascurabili. C’è da augurarsi che non emergano norme e sottonorme frenanti. Al di là d’un dibattito che nei giorni scorsi è emerso  sulle strategie portuali e dello shipping a livello politico generale, si è avanzata l’ipotesi che le scelte future siano ponderata senza fretta. Qui, a nostro avviso, occorre una puntualizzazione. Considerato che la fretta, nel bene e nel mare, non è mai stata una caratteristica decisionale della realtà portuale, è meglio, nonostante a certi politici  piaccia, non trasformare le scelte strategiche, legate anche e soprattutto all’economia mondiale, in uno dei tanti e archiviati “debat publique”. Troppe scelte determinanti aspettano da decenni e le gestioni amministrative di tutti i colori che si sono succedute non hanno proprio niente di cui vantarsi.