Ligure condannata per adulterio in Egitto, l'ex marito: "Ti perdono se torni da sottomessa". La donna rischia carcere e lavori forzati
di R.C.
Le clausole della riconciliazione imporrebbero comportamenti "modesti" e "fedeli", limitazioni nell’uso dei social e la consegna delle password
Nessy Guerra, 26 anni, originaria di Sanremo, vive nascosta in Egitto insieme alla figlia di tre anni dopo la condanna in Appello per un presunto adulterio che continua a negare. La sentenza, diventata esecutiva il 28 aprile, prevede sei mesi di carcere e lavori forzati. "Potrei essere arrestata da un momento all’altro", racconta la giovane (foto da Facebook).
Secondo la sua avvocata, Agata Armanetti, intervistata dal Corriere della Sera, la formula contenuta nelle motivazioni della sentenza — "detenzione con lavori" — desta forte preoccupazione. Restano infatti poco chiare le modalità dei lavori imposti, mentre le condizioni delle carceri egiziane alimentano ulteriori timori. La difesa sta preparando un ricorso in Cassazione, ma il rischio di arresto resta immediato.
Nessy sostiene di essere stata condannata sulla base delle dichiarazioni di tre falsi testimoni, nonostante — afferma — prove, ritrattazioni e documentazione clinica relativa all’ex marito Tamer Hamouda.
Intanto emerge un documento, mostrato per la prima volta dai legali della donna: un presunto "contratto di matrimonio islamico-italiano" redatto in arabo. Secondo la difesa non si tratterebbe di un tentativo di riconciliazione, ma di un accordo volto a imporre un rigido controllo sulla vita di Nessy.
Nel testo si prevede che la giovane torni a vivere con l’ex marito, da cui ha divorziato nel 2024, seguendolo nei suoi spostamenti e senza lasciare la casa coniugale senza autorizzazione. Le clausole impongono inoltre comportamenti definiti "modesti" e "fedeli", limitazioni nell’uso dei social network e perfino la consegna delle password personali e degli accessi ai dispositivi elettronici.
L’accordo prevederebbe anche pubbliche scuse nei confronti dell’ex coniuge e una riconciliazione mediatica, anche televisiva. In caso di violazione dell’intesa o di nuova separazione, la custodia della figlia resterebbe "definitivamente e irrevocabilmente" al padre.
"Abbiamo respinto con indignazione queste richieste — spiega Armanetti — perché imponevano a Nessy una vera e propria sottomissione personale, familiare e comunicativa".
La difesa ricorda inoltre che l’ex marito sarebbe già stato condannato dal tribunale di Genova per maltrattamenti, stalking, violenza privata, percosse, lesioni e truffa ai danni di un’altra donna.
Da due anni i legali chiedono al governo italiano un intervento formale per ottenere la grazia e consentire a Nessy e alla figlia di tornare in sicurezza in Italia. Sul caso è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dichiarato di aver chiesto collaborazione alle autorità egiziane per trovare una soluzione "rapida e positiva".
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