La storia. 82 anni fa la prima vittima del "mostro di Bargagli"
di Claudio Baffico
82 anni fa si verificava il primo omicidio perpetrato dal cosiddetto "mostro di Bargagli". Fu l’inizio di una lunga e inquietante serie di omicidi avvenuti a Bargagli, borgo dell’entroterra genovese, che per oltre quattro decenni tennero sotto scacco la comunità e alimentarono un alone di mistero durato ben oltre la loro consumazione.
La prima vittima di quella spirale di sangue fu il brigadiere Carmine Scotti, un carabiniere che si era distinto per aver approfondito le attività di un gruppo locale di contrabbandieri noto come la “banda dei vitelli”, attivo nei primi anni della Seconda guerra mondiale. Scotti venne attirato in paese, sottoposto a violenze e infine ucciso in un contesto che sfumava tra rappresaglie, vendette e segreti legati ai tempi difficili della guerra e della liberazione.
Quel 14 febbraio 1944 segnò l’avvio di un susseguirsi di delitti che, a tratti, si intrecciarono con le tensioni sociali del dopoguerra e con leggende alimentate da voci di un tesoro nascosto sulle colline della Val Bisagno, accumulato o trafugato in quei mesi turbolenti.
Negli anni successivi, la narrazione di Bargagli si trasformò gradualmente da cronaca locale a mito nero: omicidi senza spiegazione chiara, morti violente inflitte con modalità brutali — spesso con colpi alla testa — e sospetti che sfociavano in ipotesi di regolamenti di conti legati al passato bellico.
Dopo un primo picco di violenza negli anni immediatamente successivi al conflitto, si registrarono altri episodi di sangue a partire dagli anni Sessanta e Settanta, con vittime colpite in circostanze misteriose e senza apparente movente, in un clima di paura e dicerie che avvolgeva l’intera comunità.
Le autorità giudiziarie cercarono di dare un ordine agli eventi: negli anni Settanta fu aperta un’inchiesta più organica, con sospetti che ricadevano anche su persone legate alla vita locale e al passato partigiano, ma le indagini non riuscirono a individuare con certezza gli autori di quei delitti, né a chiarire il ruolo di eventuali interessi economici o di vendette personali.
Con il passare del tempo e l’uscita di scena di testimoni e possibili protagonisti, il caso si impantanò tra ipotesi, testi giudiziari e narrazioni popolari, fino a diventare una delle pagine più enigmatiche della storia criminale italiana del Novecento.
Oggi, nel commemorare il primo omicidio di quella catena di sangue, l’eredità del cosiddetto “mostro di Bargagli” permane come simbolo di un mistero che non ha mai trovato una spiegazione definitiva né dei responsabili giudiziari né dei motivi profondi alla base di quegli assassinii.
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