La Samp e i sampdoriani meritano di più

di Claudio Mangini

La Samp e i sampdoriani meritano di più

Certo non è stata una Pasqua serena quella che hanno passato Marco Lanna, Romei & C., perché dentro l’uovo hanno trovato una matassa complessa e difficile da sbrogliare. Primo flash back: non serviva un sondaggista o un esperto di statistica per analizzare i dati sugli umori dei tifosi sampdoriani dopo Sampdoria-Salernitana. Amareggiati, delusi, feriti e giustissimamemte incazzati. Con un tema di fondo: «Vattene», «Dimettiti», «Mandatelo a casa», destinatario di queste richieste ovviamente Marco Giampaolo, l’uomo (ri)chiamato per salvare senza ansie la Sampdoria 2021-22, ricostruirla nel gioco e proiettarla verso il futuro. Invece, 8 sconfitte in 11 partite e una squadra senz’anima.

Il flash back del flash back è l’ennesima prova senza un’anima. Dopo essser stati surclassati atleticamente e sul piano del gioco dall’Atalanta, dopo essere stati dominati dall’Udinese, dopo le prove inconsistenti (e sopravvalutate dal giudizio dell’allenatore) contro Roma e Bologna. Infine, l’onda anomala Salernitana: due onde in sei minuti, poi una zampata di Caputo, l’illusione che il trio Rincon-Candreva-Quagliarella riuscisse a costruire qualcosa sul fronte destro. E, nel secondo tempo, il nulla.

Questa è la Sampdoria oggi. E, per onestà intellettuale, servono due precisazioni. La prima sulla scelta della proprietà. Sarebbe servito un mestierante alla Iachini per andarsi a cercare una salvezza più agevole rispetto al trend D’Aversa. Invece è stato scelto un tecnico che ha il mantra della costruzione e organizzazione del gioco, che già conosceva l’ambiente, che – pur con limiti di non flessibilità e con organici nettamente superiori – aveva fatto bene in passato. Quindi, un sacrificio e rotta su Gianpaolo. Che è un uomo perbene e macerato dalla ricerca di una perfezione e una coerenza con la sua idea di calcio che spesso diventa autolesionismo. Lasciamo perdere le disquisizioni sul 4-3-1-2 sempre e comunque, ma come si fa a togliere, dopo la prima prova imperfetta, Falcone per riproporre un Audero che continua ad andare avanti fra passi falsi e incertezze, che tolgono sicurezza alla squadra? O come si fa, in un finale (Roma, Salernitana) in cui insegui il pari a non mandare in campo per 5 minuti Supryaga che sarà pure in crisi di ambientamento e di condizione, ma ha fisico e centimetri…. Boh.

E poi ci sono i giocatori. Che sembrano avulsi, ma probabilmente sono soprattutto soffocati da compiti tattici e imput che tolgono loro libertà mentale. Avete presente Augello quando è entrato in campo sabato? Doveva servire ad allungare la squadra, a portare insidie sulla sinistra. Lo abbiamo visto arrivare sulla trequarti, guardarsi intorno, girarsi e ridare palla ad Audero. Per far ripartire uno sterile giro palla a squadra avversaria piazzata.

Questa è la Sampdoria oggi: una squadra involuta, in totale crisi d’identità, con un ritmo di gioco bassissimo. Visto la Salernitana? Brutta, sporca, cattiva, irritante fra estenuanti sceneggiate e perdite di tempo, ma capace di accelerazioni, contrasti decisi e recuperi anche del centravanti (Bonazzoli, sampdoriano, che se fosse qui sarebbe manna), di andarsi a prendere cartellini lottando alla morte. Per portare a termine con successo la partita che valeva mezza stagione. Eppure, per la Samp, tre punti valevano anche di più: la salvezza virtuale, una stagione intera….

Ora ci sono 5 partite terribili (Verona in trasferta, derby, Lazio all’Olimpico, Fiorentina a Marassi e Inter a San Siro). E c’è un dilemma da risolvere: rinnovare la fiducia a Giampaolo, chiedere a lui di portare fuori dalle sabbie mobili questa Sampdoria, mentre c’è chi vorrebbe un D’Aversa di ritorno e a libro paga, chi sogna la chiamata e la risposta affermativa miracolosa di Ranieri e chi si affiderebbe ai cuori blucerchiati Nicolini-Palombo. Decisione tutt’altro che facile. Una cosa è certa. Questa salvezza vale più di una salvezza: vale il futuro, la sopravvivenza, l’appetibilità di un marchio e la possibilità di portare a termine vendita e auspicabile ricostruzione. Vendita che, con la squadra in serie B, si complicherebbe in termini esponenziali. Questa è una squadra vecchia, da rinnovare. E una società da rifondare. Lanna lo sa, è per questo che sta lavorando.

Chi sarà in panchina per il finale di campionato – Giampaolo, probabilmente – dovrà fare un gigantesco atto di umiltà: rinunciare ai dogmi e prendere i giocatori con più anima, con senso di appartenenza vero. A prescindere dall’identikit tecnico-tattico. Serve il cuore in campo, per salvarsi. E non è un cliché. La Sampdoria, i sampdoriani meritano di più dei tristi spettacoli recenti.