La faticosa scalata al Colle

di Paolo Lingua

La faticosa scalata al Colle

Come del resto era già previsto, dopo una notte convulsa di incontri più o meno clandestini tra generali e colonnelli dei partiti, anche oggi dopo lo spoglio del voto, c’è stata una fumata nera. Un esito che potrebbe ripetersi anche domani e nei prossimi giorni. E’ emersa, come unico dato tenuemente positivo, una certa volontà tra i diversi schieramenti di trovare un accordo, se non una sorta di compromesso, su un nome “votabile” da tutti ( o quasi), ma il percorso, salvo miracoli, non sembra ancora molto rapido, anche perchè gli schieramenti al loro interno non sono poi del tutto omogenei. Ci sono differenze nel centrodestra tra Lega, Forza Italia e in particolare Fratelli d’italia, unico partito di dura opposizione. Ma anche nel complicato arcipelago del centrosinistra non mancano le differenze di strategie tra Pd, estrema sinistra, M5s e Italia Viva. Senza contare ch enel Pd ci sono correnti in movimento con linee differenziati, mentre c’è non poco caos all’interno del M5s.

Anche se non è possibile formulare delle previsioni accettabili e sicure, c’è ormai una sorta di sentiero  sul quale, sia pure disordinatamente, un po’ tutte le forze politiche marciano, Si tratta della scelta di mantenere in vita il governo con l’attuale maggioranza, facendo restare Mario Draghi a Palazzo Chigi. Le spinte su questa linea sono diverse. In primo luogo occorre chiudere, in accordo con l’Europa, le complesse operazioni finanziarie che devono portare a i forti finanziamenti per lòa ristrutturazione dell’economia e per la realizzazione di opere pubbliche strategiche. Solo una continuità di linea di governo e una coerenza di percorso possono portare, enòl volgere di qualche anno, agli obiettivi prefissi, tenendo presente che non tutti gli orizzonti sono sereni, con l’aumento dell’inflazione e con gli “stop and go” della produzio9ne a livello non solo nazionale ma anche internazionale.

La pandemia, in parole povere, non ha ancora ridimensionato la crisi produttiva. L’altro aspetto, che potrebbe sembrare di dimensione più riduttiva, riguarda la sorte dell’attuale Parlamento e della configurazione dei partiti.  Se, per caso, si dovesse andare ad elezioni politiche anticipate la prossima primavera, cioè tra pochi mesi, la Camera e il Senato muterebbero completamente la loro fisionomia. In primo luogo ci sarebbe il pesante taglio del numero dei parlamentari. La Camera scenderà da 635 seggi a 400 e il Senato da 315 a 200. Il che comporterebbe anche una maggiore quota proporzionale per conquistare  una poltrona. E non è escluso chepossa intervenire una modificazione sul sistema elettorale. Infatti, ci sono forti contrasti su chi vorrebbe il proporzionale e chi vorrebbe invece il maggioritario. Per non parlare poi, per scendere su questioni di carattere pratico non trascurabili, che gli attuali parlamentari puntano a completare il mandato per non perdere i diretti al vitalizio, considerato appunto che più di metà di loro non torneranno in carica.

Di qui sembra ormai affermarsi la linea – sempre con molta cautela perché nulla è certo – di mantenere Mario Draghi alla  Presideza del Consiglio sino alla scadenza naturale della primavera del 2023. A questo punto la attuale maggioranza resterà intatta e si proseguirà con il programma in atto sino alla fine, senza alterare alcun equilibrio. Molti governi esteri, soprattutto nell’area occidentale, non hanno nascosto in queste settimane questa linea preferenziale, anche per la stima e per il prestigio di Draghi a tutti i livelli. E anche nei colloqui e negli incontri di questi giorni e di queste notte, sembra ormai questa la linea che è emersa e si stia affermando.

Ora la questione è tutt’altra e non sembra ancora di facile soluzione, salvo un miracolo. Il centrodestra, che ha una maggioranza relativa, ma non assoluta e che non sembra destinata a crescere, perché non mancano al suo interno franchi tiratori, ha perduto troppi giorni sulla questione della candidatura di Silvio Berlusconi, che, per una quantità infinita di motivi, si capiva sin dall’inizio che non poteva avere uno sbocco e un esito positivo. Non è chiaro che è stato una mossa tattica oppure un ultimo sussulto della infinita vanità egocentrica dell’ex cavaliere.  Poi si è passati a puntare a un candidato dell’area di centrodestra, con un comp’lesso e vario gioco di nomi o di ipotesi a scacchiera. Un percorso per adesso del tutto fermo. Nel contesto, va riconosciuto, una movimentazione di Salvini alla ricerca di una mediazione con lì’altra ala politica del centrosinistra.

D’altro canto nella fascia del centrosinistra, dopo incontri e discussioni tra i diversi leader non sono emersi né nomi né ipotesi di trattativa,. All’interno del M5s c’è una parte che insiste sull’inutile richiesta di un Mattarella bis. Ci sono ipotesi anche d’un dialogo con il centrodestra scavalcando gli alleati. Letta punterebbe a un accordo con Salvini per trovare un nome “intermedio” come Presidente della Repubblica. Non è un percorso facile. Si dovrebbe arrivare a un esito senza né vinti né vincitori, ma puntando a un nome solido e credibile, in grado di reggere, nel rapporto con Draghi, che è fondamentale, nella linea energica e saggia che ha caratterizzato la linea di Mattarella. E’ il grande interrogativo delle prossime ore e dei prossimi giorni.