L'editore De Ferrari spiega come è cambiata l'editoria: “I manoscritti con l’AI sono lievitati”
di Carlotta Nicoletti
L’editoria cambia, ma non smette di attrarre aspiranti autori. Lo racconta Fabrizio De Ferrari, storico editore genovese, che segnala un aumento dei manoscritti ricevuti, compresi quelli sospettati di essere generati con l’intelligenza artificiale. “Sono lievitati”, dice, indicando una nuova frontiera che impone selezione e attenzione sulla qualità.
Trasformazione – Dal 1973 a oggi, la casa editrice De Ferrari ha attraversato il passaggio dalla carta al digitale, adattandosi a un mercato profondamente mutato. “Non dico che sia un settore in crisi, ma in grande modificazione”, osserva l’editore, ricordando come siano cambiati costi, fatturati e modelli di produzione.
Selezione – Le richieste di pubblicazione restano numerose, anche decine ogni mese. Il criterio, spiega, resta il merito: “Tutto non lo possiamo accettare”. Dalla poesia alla narrativa, fino alla saggistica, ogni proposta viene valutata anche per la sua capacità divulgativa e sostenibilità editoriale.
Allarme AI – Tra le novità più recenti, l’aumento di testi che sembrano prodotti con strumenti automatici. Un fenomeno che De Ferrari collega non solo ai contenuti, ma anche a segnali indiretti: mail frettolose, testi standardizzati, qualità incoerente.
Mercato – A trainare le vendite sono soprattutto saggistica, manualistica e libri di divulgazione. Resistono i titoli legati a Genova, al turismo e alla memoria locale, dalle guide sui Palazzi dei Rolli fino alla quarantesima edizione di “Dove e Chi”, storica pubblicazione destinata a tornare in libreria.
Territorio – La Liguria, intanto, conferma una vivace rete editoriale: 37 sigle attive, circa venti editori strutturati. De Ferrari ne pubblica oltre 200 l’anno. Un dato che smentisce l’idea di una scena marginale e conferma il legame tra scrittura, territorio e identità.
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