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Il Salone di Ginevra chiude con dei numeri record

di Redazione

700mila visitatori, 180 espositori, 900 auto presentate, di cui 185 nuovi modelli

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Quasi 700mila visitatori, 180 espositori, 900 auto presentate, di cui 185 nuovi modelli. Sono i numeri record del Salone dell’Auto di Ginevra che ha chiuso oggi i battenti dopo due settimane. Quest’anno c’e’ stata anche un’altra caratteristica: l’ interesse dei costruttori per le auto elettriche e ibride, e per le vetture a guida autonoma e assistita, di cui sono stati presentati numerosi modelli e prototipi.

“Quello che si è palesato a Ginevra – dice Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto di economia internazionale – è l’anticipazione decennale di un cambio di vision già avviato nel settore automotive che oggi guarda ad un elettrico non piu’ di sola nicchia ma ‘diffuso verticalmente’, dall’economica utilitaria alla hypercar, passando per forme evolute di car sharing, ma anche alla guida controllata da intelligenza artificiale. La sfida sperimentale iniziata probabilmente con le corse di Formula E ha trovato la sua migliore espressione non solo nel fatto di ‘aver convinto’ firme del calibro di Pininfarina a sdoganare, con la sua Battista da 1900cv, l’elettrico dal mondo supercar, in cui era già presente, a quello hyper, e nella sempre maggiore offerta diversificata negli Hub di E-Tron Audi ed EQ Mercedes per un mercato di fascia medio -alta, ma nell’essere riusciti a surrogare l’elettrico alla combustione, per prezzo ed modalità di utilizzazione, anche per una fascia ‘popolarmente accessibile’ e al car sharing”.

“Ginevra ha indicato l’impegno dei costruttori per raggiungere traguardi cruciali come il contenimento del prezzo, l’aumento di efficienza delle batterie in termini di riduzione di peso, laumento d’autonomia e velocità di ricarica come nell’Italiana DR3 EV, l’integrazione tra elettrico e solare come nell’avveniristica ipercompatta tedesca SVEN”. Se l’industria sembrerebbe, per mole e qualita’ degli investimenti, aver ormai puntato sull’accelerazione della ‘svolta elettrica’ coerente con la lotta al cambiamento climatico, gli Stati sembrano ancora in ritardo nell’impostare una vera programmazione dell’autotrasporto green”.

“Stati come l’Italia – prosegue Bevilacqua – dovrebbero puntare su investimenti infrastrutturali di rete, che vadano dalla capillarità del rifornimento elettrico alla sua velocità, fino a una politica di formazione professionale ed ‘riconversione’ del personale meccanico convenzionale e di quello della distribuzione di idrocarburi, e a una politica fiscale che incentivi la transizione alle vetture elettriche compensando nel contempo la probabile perdita di gettito delle accise da idrocarburi”.