Il blocco dei treni, altro danno per la Liguria

di Paolo Lingua

Il blocco dei treni, altro danno per la Liguria

Per via del taglio del personale – tra dipendenti colpiti dal Covid o per necessari isolamenti – sono stati soppressi, come si legge in questi giorni dalle cronache, ben 71 convogli ferroviari. La situazione drammatica che rappressenta quasi un blocco del sistema di comunicazioni, coinvolge oltre la Liguria anche le regioni vicine, come la Lombardia, che fa parte della strategia dei collegamenti con il Nord Italia. Per quel che riguarda il traffico passeggeri ci saranno sistemi alternativi di autobus, assolutamente insufficienti a coprire le esigenze di trasporto, anche in un momento particolare di vacanze. E’ vero che l’incremento del Covid ha ridimensionato il flusso turistico e vacanziero a tutti i livelli, ma è altrettanto vero che, secondo un vecchio motto, la “vita va avanti” lo stesso. Siamo di fronte quindi a un altro stop – parziale ma determinante sul piano della vita reale - dell’economia del nostro territorio. Al di là degli spostamenti dei cittadini, sia per turismo sia per lavoro, si erge il muro dei trasporti di merci e della movimentazione economica in generale. La Liguria ha subito nei mesi scorsi pesanti blocchi dei trasporti autostradali, dopo il crollo del Ponte Morandi, anche perché sono emersi gravi limiti di manutenzione. I lavori si sistemazione della rete che collega l’estremo Ponente, il Levante e la Padania implicheranno tempi lunghi – ancora anni – e il sistema economico continuerà a soffrirne. Genova, con il suo sistema portuale strategico per la situazione nazionale, non è solo un centri di merci sia rinfuse sia container, ma anche una capitale – con Savona e La Spezia – del traffico crocieristico. La situazione implica un potenziamento dell’intero sistema, sia stradale sia ferroviario e soprattutto la possibilità di fruire della movimentazione in continuità e senza blocchi.

E questa prospettiva sembra per il momento infrangersi per le difficoltà legate alla mancanza di personale all’inferno del sistema ferroviario, mentre sappiamo già che, al termine della pause strategiche annunciate per le festività natalizie e di Capodanno, entro al massimo due settimane riprenderanno gli stop e i rallentamenti in sede autostradale. Tutto questo mentre, a più riprese, si annunciano il proseguimento del raddoppio della linea Genova – Ventimiglia, dell’inserimento delle linee ferroviarie nell’asse portuale e si attende il via libera per il decollo della cosiddetta Gronda autostradale di Genova. Nel frattempo proseguono senza sosta (questa è una vera noto positiva) i lavoro per la realizzazione del Terzo Valico. Ma, accanto ad annunci che hanno contenuti positivi, si assiste a blocchi, a rallentamenti e a rinvii. Per di più tenendo presente che nei prossimi mesi dovrebbero cominciare i lavori per la realizzazione dello spostamento al largo della storica diga foranea che dovrebbe consentire l’arrivo delle unità, soprattutto container, di ultima generazione. Ci vorranno quattro o cinque anni , ma in quella occasione sarà necessario disporre d’un sistema trasportistico di alto livello sia quantitativo sia tecnologico. In questa chiave Genova potrà davvero puntare a essere il primo porto del Mediterraneo e uno dei massimi europei, in grado di reggere il confronti con gli scali del Nord. Anche perché, vista la sua condizione favorevole dal punto di vista geografico (che anche nel Mediterraneo la avvantaggia su Marsiglia e Barcellona) sarà possibile raggiungere più rapidamente le posizioni strategiche, sul piano industriale, del Centro Europa, con la possibilità ulteriore di giocare sul tempo anche rispetto agli scali del Nord.

Tutto questo fa sovente parlare con eccessi di ottimismo le istituzioni e anche gli operatori economici che agiscono sul nostro scalo. Ma sovente ai progetti – tutti molto apprezzabili sulla carta – mancano i tempi operativi. Purtroppo in Italia, al di là di condizioni drammatiche frutto della pandemia come nel caso del blocco traumatico delle linee ferroviarie di questi giorni, i tempi amministrativi sono sempre troppo lunghi, per esitazioni della politica e in particolare per i ritardi cronici della burocrazia che rallenta ogni scelta per la rete a volte assurda di leggine e di regolamenti. Ma non bisogna dimenticare che, sovente, ci sono state responsabilità politiche che hanno coinvolto sia le forze del centrodestra sia quelle del centrosinistra. In Liguria, tanto per non andare troppo lontano il decollo del Terzo Valico ha implicato quasi trent’anni di discussioni. E la Gronda, di cui si parla da trentacinque anni, non è decollata. La nuova diga è oggetto di discussioni da più di vent’anni. E anche di tanti interventi portuali oggetto di possibile decollo (ultimo caso è la nuova collocazione dei depositi petrolchimici) non mancano posizioni e interessi contrastanti con rischio di ricorsi, blocchi, denunce e così via. L’unico progetti realizzato a tempo di record resta la ricostruzione del Ponte Morandi. Ma resterà una storia a sé, perché quell’iter amministrativo, realizzato in un clima eccezionale, non è stato “digerito” dalla burocrazia. Per adesso soffriamo impotenti il dramma dei treni soppressi.