Guerra in Medio Oriente: razionamenti di energia già in Asia, avvertimento per l’Europa
di R.S.
Nei paesi occidentali l’impatto è per ora contenuto: l’Europa può sostenere prezzi più alti e ha scorte strategiche
La guerra in Medio Oriente sta creando gravi ripercussioni sul mercato globale dell’energia. Non si tratta solo dell’aumento dei prezzi di gas e carburanti: il blocco dello stretto di Hormuz ha interrotto gran parte delle forniture dirette ai paesi asiatici, dove già sono stati introdotti razionamenti.
Filippine, Sri Lanka, Myanmar e Bangladesh hanno adottato misure drastiche: limitazioni ai rifornimenti, turni di circolazione, sospensioni programmate dell’elettricità e chiusure scolastiche. La situazione ha generato tensioni, aggressioni ai distributori e scioperi nei trasporti.
Nei paesi occidentali l’impatto è per ora contenuto: l’Europa può sostenere prezzi più alti e ha scorte strategiche, ma l’Agenzia internazionale per l’energia avverte che la crisi potrebbe peggiorare nel medio periodo. Possibili interventi riguardano riduzioni dei consumi programmati, razionamento del cherosene per gli aerei e l’uso di riserve petrolifere straordinarie.
In Italia, l’esposizione al gas e al petrolio del Golfo è limitata al 10%, e il governo cerca fornitori alternativi, come l’Algeria, dopo che la premier Giorgia Meloni ha visitato la regione. Alcuni partiti di destra propongono il ritorno agli approvvigionamenti dalla Russia, ma al momento la strategia europea punta a diversificare le fonti senza modificare il divieto sull’acquisto di gas russo, previsto dal 2027.
La prospettiva globale indica che, se la guerra persisterà, il razionamento energetico potrebbe diventare necessario anche in Europa, con impatti significativi sulla vita quotidiana e sui trasporti.
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