Guerra e mercati, Cottarelli: “Il vero rischio è la speculazione sull’energia”
di Carlotta Nicoletti
Claudio Cerasa: "fase pericolosa, ma potenzialmente promettente”
Il conflitto in Iran apre una fase cruciale per il Medio Oriente e solleva interrogativi politici ed economici globali. Mentre sul piano militare si parla apertamente di cambio di regime, sui mercati si misurano i primi effetti su gas, petrolio e crescita. Si è affrontato l'argomento a margine della presentazione del libro di Carlo Cottarelli - "Senza giri di parole", alla Camera di Commercio di Genova.
Scenario politico – Pejman Abdolmohammadi, professore all’Università di Trento, definisce l’attuale fase “un momento cruciale per la storia politica del Medio Oriente”. Secondo l’analista, l’intervento americano e israeliano rappresenta un sostegno decisivo contro la Repubblica islamica. “Parlare in questo momento di negoziati e di diritto internazionale, quando le Nazioni Unite hanno chiuso gli occhi di fronte al massacro di 40.000 iraniani, è fuori luogo”, afferma. A suo giudizio, l’Iran sarebbe compatto contro il regime e non esposto a rischi di guerra civile: la variabile determinante resta il controllo della forza da parte degli apparati di sicurezza.
Equilibri interni – L’eventuale successione del figlio di Khamenei rafforzerebbe, secondo Abdolmohammadi, i Pasdaran, pronti a stringersi attorno alla nuova guida. “Dipenderà molto dall’alleanza tra attacchi esterni e mobilitazione interna”, osserva, sottolineando che una parte della popolazione attende la fine dei bombardamenti prima di tornare in piazza.
Mercati – Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, invita alla cautela per quanto riguarda il tema economico. “Non sono le borse il problema, ma la situazione sottostante”, spiega. Per ora gli aumenti di petrolio e gas restano contenuti e non tali da compromettere la crescita. Il rischio maggiore sarebbe l’avvio di acquisti speculativi o precauzionali che potrebbero spingere i prezzi verso l’alto.
Italia – Sul fronte interno pesa il nodo energia. Il decreto Bollette precede la crisi attuale, ma “non si può escludere un nuovo intervento dello Stato”, avverte Cottarelli, ricordando però che rispetto al 2022 lo spazio fiscale è più limitato. Pressione fiscale oltre il 43% e spesa pubblica sopra il 51% impongono scelte selettive.
Prospettive – Claudio Cerasa parla di fase “pericolosa ma potenzialmente promettente”: la possibilità di ridimensionare un Paese esportatore di instabilità potrebbe ridisegnare l’ordine internazionale. Resta l’incognita sulla durata del conflitto e sulla volontà politica di “andare fino in fondo”.
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