Giovedi, 22 agosto 2019  

Governo in crisi, i possibili scenari e l’opposizione in difficoltà

Il Punto di Paolo Lingua
2019-08-08T21:38:16+00:00

Se il Governo dovesse cadere in questi giorni o comunque in tempi brevi (Salvini dice che “non c’è più la maggioranza” e preme per andare al voto, Di Maio vuole aspettare il taglio dei parlamentari ma accusa la Lega di avere “preso in giro il Paese”), la data più lontana per andare alle urne sembrerebbe il 27 ottobre.

Si potrebbe fare in tempo, sulla base d’un accordo di massima, a votare una legge finanziaria abbastanza anonima e accettabile, rinviando poi tutte le politiche “rivoluzionarie” a una maggioranza successiva, più stabile e consolidata.

A prendere per buoni gli ultimissimi sondaggi – non si sa quanto precisi – la Lega con Fratelli d’Italia e con l’area berlusconiana (il Cavaliere e Toti alleati di fatto) arriverebbe attorno al 51%, una quota che darebbe al centrodestra una maggioranza superblindata in tutti e due i rami del Parlamento.

Tra l’altro potrebbe saltare la legge di riforma che dovrebbe tagliare il numero dei parlamentari, un progetto che non scalda i cuori né dei politici né dell’opinione pubblica, ma che fa parte dei rancori ideologici dei “grillini” sin dalla loro nascita.

Ma la legge sulla riforma dei parlamentari è l’ultimo dei pensieri di tutti i partiti. Tutte le riflessioni giocano ormai sulla crisi, sui possibili tempi da impiegare e sulle convenienze di ciascun schieramento.

Una fitta pioggia di interrogativi riguarda, proprio in queste ore, il Pd, grande incognita del momento. Quello che è abbastanza chiaro è che il Pd e i piccoli alleati di cui può circondarsi  costituiscono sicuramente la seconda coalizione per numero e forza. Il partito di Zingaretti – sempre a tenere per buoni gli ultimi sondaggi – da solo oscillerebbe attorno al 21%, almeno tre o quattro punti più del M5s,  con il partito di Emma Bonino salirebbe a un potenziare un po’ sotto il 25%. Sorgono interrogativi per quel che riguarda i Verdi e le “listine” di estrema sinistra, tutte insieme al di sotto del 3% a voler essere generosi.

Ma i dubbi riguardano la strategia delle alleanze per andare a raccogliere suffragi e consensi. Il partito (e quindi la coalizione) deve spostasi verso il centro oppure blindarsi a sinistra? I dubbi sono molti perché l’estrema sinistra in Senato ha votato contro la Tav. E su altri aspetti di un potenziale programma ci sono ulteriori differenze. Ma a spostarsi verso il centro ci sono chances a recuperare il voto moderato, visto che già su quell’area si accaniscono Toti e Berlusconi?

Infine il problema più serio. Anche se Zingaretti cerca di tenere unite tutte le componenti (sempre più nervose) d’un partito che in pochi anni ha subito pesanti scossoni, i “colonnelli” sono agitati. Sulla destra dello schieramento interno, pur essendo ormai divisi su tutto, Calenda e Renzi puntano al recupero dei moderati e degli europeisti e a modificare la vecchia natura del partito. Moderati ma oscillanti appaiono Padoan, Gentiloni, Minniti, un tempo renziani ma ora delusi dal leader toscano. Franceschini adombra di tanto in tanto un ravvicinamento al M5s, ma non si capisce bene come e in che modo. Orlando, vicesegretario nazionale, non nasconde di puntare al recupero  della sinistra e al rientro dei vecchi big storici che in rotta con Renzi hanno sbattuto la porta.

La situazione nazionale si ripercuote anche a livello locale: basterebbe rilevare le uscite del sindaco di Milano Sala e i dubbi di esponenti come il presidente della Regione Toscana, Rossi. In Liguria si parla, con cautela e con vaghezza, d’una riorganizzazione della segreteria regionale e di possibili recuperi  di personaggi della cultura e delle professioni.

Ma non si respira entusiasmo. Piuttosto cautela, considerato che il partito ha perduto la regione e tutti i maggiori comuni nel volgere di quattro anni. Difficile capire se sarà possibile trovare un candidato carismatico per le elezioni regionali. Ma, molto dipenderà dal fatto di possibili elezioni politiche magari un paio di mesi prima della scadenza amministrativa. Da quell’esito e dagli eletti dipenderanno le scelte e le strategie successive. Si naviga a vista.

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