Genova: ragazzo ucciso e fatto a pezzi, uno dei due indagati vuole parlare con il pm
di Redazione
Secondo l'accusa, i due avrebbero ucciso il dipendente perché voleva essere pagato di più e li aveva minacciati di andare a lavorare da un concorrente
Vuole parlare e farsi interrogare di nuovo Abdelwahab Kamel detto "Tito", uno dei datori di lavoro e assassini di Mahmoud Abdalla, l'egiziano di 19 anni ucciso il 23 luglio e il cui corpo è stato mutilato e decapitato e poi gettato in mare a Chiavari.
L'uomo ha chiesto, tramite i suoi legali, di essere sentito dal pubblico ministero Daniela Pischetola che coordina le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo. La data del nuovo interrogatorio non è stata ancora fissata in attesa che i Ris di Parma depositino una relazione sull'ultimo sopralluogo effettuato a settembre nella barberia di via Merano, a Sestri Ponente a Genova, dove lavorava Abdalla e dove presumibilmente è stato ucciso.
Per l'omicidio sono stati arrestati i suoi datori di lavoro Kamel e Abdelghani Ali' detto "Bob". Secondo l'accusa, i due avrebbero ucciso il loro dipendente perché voleva essere pagato di più e li aveva minacciati di andare a lavorare da un concorrente portando via i clienti. Il socio di Tito e Bob, che avrebbe minacciato il concorrente se avesse assunto il giovane, è ancora in Egitto, dove si trova da prima del delitto, anche se ha sempre detto di volere tornare in Italia e di volere spiegare agli investigatori che lui è estraneo all'omicidio.
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