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Genova, i ristoratori scendono in piazza: la protesta si allarga ad altre categorie

di Alessandro Bacci

In piazza De Ferrari presente anche il mondo dello spettacolo, palestre, tassisti: "Per noi lavorare è diventato impossibile"

Nuova protesta da parte dei ristoratori a Genova, messi sempre più in ginocchio dalle chiusure imposte dalla pandemia. Alla manifestazione in piazza De Ferrari si sono uniti anche proprietari di cinema, teatri, palestre, membri del mondo dello spettacolo e tante altre categorie. Da mesi ormai lavorare è diventato impossibile tra chiusure e riaperture a intermittenza che hanno messo in ginocchio le attività. Intorno a mille persone si sono ritrovate in piazza, guidati dall'esasperazione per i tanti sacrifici effettuati e dalla voglia di tornare a lavorare. La protesta si è animata inizialmente con il lancio di alcuni petardi e fumogeni, episodi isolati condannati dalla maggioranza dei manifestanti. La protesta è stata definita statica, a turno hanno preso la parola sul palco allestito sui gradini di palazzo Ducale alcune persone che si erano anticipatamente prenotate.

"Siamo qui per vedere restituito quello che ci è stato tolto, per noi lavorare è diventato impossibile - Afferma Simone Di Maria della pizzeria Egizio di Quinto - Siamo qui per cercare di dare un messaggio, non esiste motivo per cui ci siano categorie completamente estromesse dalla possibilità di fare il nostro lavoro. Siamo esercenti, perchè quasi tutti possono fare tutto e noi niente?! Abbiamo domande alle quale vogliamo risposte. Chiediamo di poter lavorare in sicurezza."

"Torniamo ad emozionarci dal vivo" - afferma Riccardo Fragalà del teatro Carlo Felice – lo streaming non può bastare, siamo in sicurezza ma i teatri sono chiusi da un anno." 

"Noi ci siamo messi in sicurezza gli untori non siamo noi. Non si combatte la pandemia con i supermercati pieni e i ristoranti vuoti, con i treni pieni e i teatri vuoti. Non si combatte la pandemia combattendo la cultura", ha detto uno degli organizzatori. La manifestazione è auto-organizzata grazie al tam tam sui social."

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