Genova, accelerata negli interventi contro il dissesto idrogeologico. Rio Rovare tema più caldo
di Claudio Baffico
A Genova il tema del dissesto idrogeologico torna al centro del dibattito politico dopo le frane e gli smottamenti che nelle ultime settimane hanno riacceso l’allarme. L’ultima commissione consiliare dedicata alla fragilità del territorio ha fatto il punto sulle situazioni più critiche, tracciando un quadro che affonda le radici in scelte urbanistiche lontane nel tempo e in un modello di sviluppo ritenuto oggi insostenibile.
Ad aprire i lavori è stato l’assessore Massimo Ferrante, che ha definito l’emergenza come un problema strutturale, invitando a non sorprendersi di fronte a eventi che, a suo dire, sono la conseguenza diretta di decisioni passate. Il riferimento è al piano regolatore del 1959, impostato su una previsione di crescita fino a un milione di abitanti e su indici edificatori molto elevati. L’effetto, ha ricordato, è una città in cui circa un terzo degli edifici si trova in aree a rischio frana, con versanti saturi di costruzioni e corsi d’acqua compressi tra cemento e muri di contenimento, in un equilibrio fragile tra urbanizzazione e natura.
Il momento di maggiore tensione si è registrato quando la discussione si è concentrata sul rio Rovare, il cui tratto tombinato incombe sul quartiere di San Fruttuoso. Ferrante ha richiamato l’attenzione sullo scolmatore previsto dal Patto per Genova del 2015, rimasto incompiuto al 65 per cento. Secondo l’assessore, i 30 milioni inizialmente stanziati non sarebbero stati utilizzati per completare l’opera ma destinati ad altri interventi, una scelta che avrebbe esposto il quartiere ad almeno tre alluvioni negli ultimi anni.
Parole che hanno provocato la replica immediata dell’ex assessore Sergio Gambino, oggi nel gruppo misto dopo l’esperienza in Fratelli d’Italia. Gambino ha chiesto di chiarire la destinazione di quei fondi e di indicare quali territori ne abbiano beneficiato, sollecitando anche trasparenza sulle priorità attuali dell’amministrazione e sugli eventuali progetti che potrebbero essere accantonati per decisione politica.
Sul piano tecnico, i dirigenti comunali hanno illustrato lo stato di avanzamento delle principali opere. Il bacino del Bisagno resta il fronte più impegnativo, con investimenti complessivi pari a 450 milioni di euro. Oltre allo scolmatore principale, l’attenzione è rivolta agli affluenti: il rio Rovare è fermo al 65 per cento, mentre per il rio Noce si è ancora alla fase progettuale.
Nelle aree di Ponente e della Val Polcevera sono in corso interventi sul Chiaravagna (55 milioni), sul Cantarena (15 milioni) e sul Molinassi (80 milioni). Qui, oltre alla vulnerabilità idraulica, pesano criticità aggiuntive come la presenza di amianto naturale e la necessità di spostare oleodotti strategici per adeguare le sezioni dei rivi, operazione che comporta un ulteriore costo stimato in 15 milioni di euro.
Nel Levante cittadino è prevista entro l’anno la conclusione della galleria scolmatrice del rio Chiappeto a Sturla. Resta invece complessa la situazione dei corsi d’acqua che scorrono sotto il centro storico, incanalati in percorsi profondi e tortuosi che richiedono verifiche assimilabili a vere esplorazioni speleologiche.
Accanto alle grandi opere, prosegue la manutenzione dei versanti. Il dirigente Battilara ha annunciato l’avvio di appalti considerati strategici, tra cui la sistemazione della scarpata sotto il “Biscione” e interventi in Val Cerusa e in via Mulinetto. Tra gli elementi di eccellenza è stato citato il servizio di reperibilità geologica attivo durante le allerte meteo, definito un caso unico a livello nazionale.
Rimane però irrisolta la questione delle aree private o di proprietà non identificata. In questi casi l’amministrazione incontra ostacoli nell’intervenire in via preventiva, poiché il recupero delle somme anticipate per lavori urgenti risulta spesso impraticabile senza un proprietario certo a cui rivalersi. Un vuoto amministrativo che, in un territorio fragile come quello genovese, continua a rappresentare un punto critico.
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