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Genoa, Prandelli: "Voglio lasciare questa società e questa città nel migliore dei modi"

di Redazione

"La cessione di Piatek? Quando si parla di bilanci, l'allenatore non può obiettare"

"Voi farete le domande. Ad alcune risponderò, ad altre no. Voglio lasciare questa società e questa città nel miglior modo possibile". E' iniziata con questa premessa la conferenza stampa con la quale Cesare Prandelli ha detto addio al Genoa e ai tifosi genoani, dopo la rescissione consensuale del contratto con la società rossoblù. "Non ho ancora firmato la risoluzione - ha detto il tecnico - ma lo farò fra cinque minuti".

Un divorzio quindi del tutto consensuale ma che lascia comunque molto amaro in bocca: "Ci credevo - ha detto Prandelli - perché ero convinto di poter costruire qualcosa di importante e ci stavamo anche riuscendo perché in questa società ci sono persone capaci ma soprattutto persone che hanno la maglia del Genoa tatuata sulla pelle. Volevamo condividere un progetto. Purtroppo però nel calcio spesso la differenza la può fare anche un solo episodio e l'episodio più importante è stato il rigore al 90' contro la Roma. Se avessimo segnato, ci saremmo salvati a tre giornate dalla fine e avremmo scritto tutta un’altra storia. Diciamo che nell’ultima partita c’è stata la mano della Divina Provvidenza del calcio”.

Indubbiamente però un altro episodio chiave è stata la cessione di Piatek. "Una squadra che deve salvarsi - ha detto Prandelli - deve avere la sicurezza di quegli uomini che in area di rigore possono darti una mano. La cessione? Quando una società parla di bilanci, l’allenatore deve fare un passo indietro e non può obiettare. Io ho detto che avremmo potuto sostituirlo con un giocatore che conosce il campionato italiano poi sono stato un aziendalista assoluto e ho ereditato una situazione decisa da altri. L’unico rimpianto è forse non aver iniziato la stagione dall’inizio”.

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