Galliera, l’infermiere aggredito: “Ho preso due pugni in faccia e un calcio sulla coscia. Negli ultimi anni la situazione è degenerata”

di Luca Pandimiglio

"È l’ennesimo episodio: una settimana fa un altro collega, alle prese con un paziente agitato in pronto soccorso, ha riportato un trauma alla spalla"

Ancora un’aggressione ai danni del personale sanitario, questa volta all’ospedale Galliera. Martedì mattina un paziente in forte stato di agitazione psicomotoria ha aggredito tre infermieri dopo essere stato accompagnato in ospedale dalla polizia locale. L’uomo ha lanciato oggetti e colpito gli operatori con calci e pugni. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle volanti, che lo hanno bloccato e arrestato. Gli infermieri sono stati medicati e, fortunatamente, nessuno ha riportato gravi lesioni.

A raccontare quei momenti è uno degli infermieri coinvolti, che lavora in pronto soccorso da vent’anni. «Avevamo un paziente che era lì dalle 4 del mattino, accompagnato dalla polizia locale perché si trovava in stato di agitazione psicomotoria. I colleghi della notte ci avevano lasciato in consegna che era stato parecchio complicato contenerlo e sedarlo, ma erano riusciti a farlo. Intorno alle 10, per sicurezza, il paziente era stato accompagnato in Tac cerebrale per un controllo, sia da un operatore sociosanitario del pronto soccorso sia da un infermiere, proprio perché era sedato».

La situazione è però precipitata una volta arrivati in radiologia. «In Tac il paziente si è risvegliato e ha iniziato a dare in escandescenze, era in uno stato di forte agitazione psicomotoria. Nel tentativo di riaccompagnarlo in pronto soccorso, i colleghi si sono trovati in ascensore con questo paziente fortemente agitato e aggressivo nei loro confronti e si sono ritrovati al piano delle camere operatorie. A quel punto un collega ha chiamato il 112 e l’altro ha chiamato in pronto soccorso per chiedere aiuto».

L’infermiere è quindi intervenuto per aiutare i colleghi. «Ho trovato questo paziente in evidente stato di alterazione psicomotoria, agitatissimo e aggressivo nei confronti del personale. Mi hanno riferito che aveva anche preso un estintore, senza fortunatamente lanciarlo. Era entrato anche nella centrale di sterilizzazione, dove aveva lanciato a terra alcuni oggetti, e i colleghi della sterilizzazione si sono chiusi all’interno».

In attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, gli operatori hanno cercato di immobilizzarlo. «Nel tentativo di contenerlo e immobilizzarlo, in attesa della polizia, ho subito un trauma facciale: ho preso due pugni in faccia e un calcio nella coscia. Poi, dopo pochi minuti che eravamo riusciti a immobilizzarlo, è arrivata la polizia, che lo ha ammanettato e lo ha condotto in questura».

Nell’aggressione sono stati coinvolti anche altri due colleghi. «Sì, sono stati coinvolti altri due colleghi. Fortunatamente a loro non ha fatto male, nonostante fosse aggressivo anche nei loro confronti. Probabilmente mi ha colpito perché, nel momento in cui ho cercato di immobilizzarlo, mi ha visto e si è scagliato contro di me».

Per l’infermiere, però, quello del Galliera è soltanto l’ultimo di una serie di episodi che negli ultimi anni hanno reso sempre più difficile il lavoro nei pronto soccorso. «Noi siamo prima di tutto operatori sanitari, ci occupiamo dell’assistenza e della cura delle persone. Non siamo operatori di sicurezza e non vogliamo fare sicurezza. Il problema è che negli ultimi anni, e io lavoro da tanti anni in pronto soccorso, la situazione della sicurezza è peggiorata particolarmente. È l’ennesimo episodio: una settimana fa un altro collega, alle prese con un paziente agitato in pronto soccorso, ha riportato un trauma alla spalla».

Una distinzione, quella tra aggressioni verbali e fisiche, che secondo l’infermiere è importante. «Non stiamo parlando di persone che si lamentano per le eccessive attese. Purtroppo queste situazioni ci sono in tutti i pronto soccorso e le aggressioni verbali esistono. Ma queste aggressioni fisiche spesso vengono compiute da persone in grave stato di alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di sostanze psicotrope, droghe o alcol».

Dopo vent’anni di lavoro, il confronto con il passato è inevitabile e, secondo la sua esperienza, il cambiamento è evidente. «Vent’anni fa non era come adesso, ora la situazione è nettamente peggiorata. Probabilmente è cambiata anche la situazione in città: si sentono sempre più spesso notizie di aggressioni ed episodi di violenza e c’è molta più droga in circolazione. Questo è un fatto».

Secondo l’infermiere, inoltre, sarebbe cambiato anche il modo in cui vengono gestite dalle forze dell’ordine le persone in stato di agitazione psicomotoria. «Sicuramente le forze dell’ordine, probabilmente anche per tutelarsi, accompagnano più spesso nei pronto soccorso pazienti in stato di agitazione psicomotoria o in stato di alterazione dovuta a sostanze psicotrope. Vent’anni fa queste persone venivano condotte nelle camere di sicurezza, nelle celle di sicurezza».

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.