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Frana di corso Perrone, il cedimento causato dal lavoro degli operai "alpinisti"

di Michele Varì

Lo svela il consigliere delegato alla protezione civile del Comune Sergio Gambino

La frana che ha allargato la parte di corso Perrone chiusa a pedoni e a veicoli è stata causata dall'intervento di alcuni operai "alpinisti" in azione sul fronte del costone crollato. 
Lo svela il consigliere addetto alla Protezione Civile del comune di Genova Sergio Gambino che e segue passo passo l'evoluzione dello smottamento di Cornigliano.

Non sapeva invece Gambino che stamane due operai hanno rischiato di finire sotto la frana perchè sono andati ad tagliare dei rami con la motosega proprio sotto il fronte crollato. 
Quanto il cronista, a debita distanza, gli ha urlato se non fosse pericoloso lavorare nel centro di uno smottamento ancora in movimento, i due hanno saggiamente smesso di lavorare. Subito dopo dal costone si sono staccati altri numerosi massi.
Un fatto simile era accaduto anche nella frana di Bavari. Anche allora l'intervento di operai alpinisti di "disgaggio" dei massi aveva provocato un piccolo smottamento.

Gli abitanti dei quattro palazzi di corso Perrone ammettono di essere stufi di vivere con un fronte di frana aperto da due mesi che gli impedisce di raggiungere Fegino e che, in caso di uno smottamento anche a valle, lato Cornigliano, come è successo con il cedimento dell'Orto Collettivo, rischia di isolarli dal resto del mondo. A parlare per tutti è il presidente del comitato Francesco Berretta che ha detto di essere in continuo contatto con assessori e sindaco di Genova, "speriamo solo di non rimanere prigionieri nelle nostre case come potrebbe accadere quano la strada sarà chiusa per la posa dell'impalcato che passa sopra corso Perone".

Stamane alcuni geologi hanno effettuato un primo sopralluogo sul fronte franato: domani l'area sarà sorvolata da un drone. L'obiettivo è di metterla parzialmente in sicurezza entro lunedì per consentire ad Ansaldo Energia di utilizzare l'unico ingresso d'accesso dei camion.

L'azienda in caso contrario rischia di dover bloccare la produzione.