"Ferraris", Piciocchi: "Con il progetto Salis il Comune perde 18 milioni e non 2,5"

di Maurizio Michieli

A pochi giorni dall’intervista rilasciata in esclusiva a Telenord dalla sindaca Silvia Salis, torna al centro del dibattito politico cittadino il futuro dello Stadio Luigi Ferraris di Genova. A intervenire con una lunga e articolata replica è Pietro Piciocchi, ex sindaco facente funzione, che interviene punto per punto sull’impostazione data dall’attuale amministrazione e rivendica il lavoro svolto negli anni precedenti.

 

Secondo Piciocchi, la questione è stata “enormemente amplificata” e spesso affrontata in modo parziale. “È un’analisi scomposta di un tema complesso – spiega – e peraltro si tratta di un documento che ha già avuto ampia divulgazione. Non abbiamo mai nascosto nulla”.

 

Al centro della discussione c’è il rapporto tra pubblico e privato nella riqualificazione dell’impianto di Marassi. “Genoa e Sampdoria avevano chiesto un contributo di 19 milioni di euro – ricorda Piciocchi – e anche nella proposta arrivata al Comune il soggetto privato chiedeva che l’amministrazione si accollasse gli interventi antisismici e quelli sulle porzioni esterne”. Un passaggio che, secondo l’ex facente funzione, dimostra come “sia pacifico che, anche in caso di vendita o concessione, il Comune resti onerato da alcune spese”.

 

La differenza, sostiene, stava nell’impostazione complessiva dell’operazione. “Noi lo stadio lo avremmo venduto a 14,5 milioni di euro, mentre nell’altra ipotesi viene concesso gratuitamente. E si parla di una perdita di 2,5 milioni, ma con questa operazione il Comune ne perde tra i 14 e i 18. E vi spiego perché”.

 

Per Piciocchi, però, il punto non era la semplice alienazione dell’immobile. “Per noi non era un’operazione sullo stadio in sé, ma un progetto di rivalutazione urbana su Marassi. Se un privato investe sull’impianto e il Comune realizza opere sulle aree circostanti, non è una perdita: è un investimento sul quartiere”. Tra gli interventi richiesti dal privato c’erano anche quelli sui parcheggi, che “sarebbero rimasti a fruizione pubblica”.

 

Nel ricostruire le trattative, l’ex sindaco facente funzione aggiunge un elemento: “Nel 2024 dissi alle allora presidenze di affiancarsi a un operatore immobiliare, vista la situazione finanziaria non solida dei due club. È emersa così l’ipotesi di una società con l’80% a Cds e il 20% a Genoa e Sampdoria, con canone e stadio chiavi in mano. E le società erano ben contente”.

 

Un modello distante da quello di altre realtà italiane. “Magari Genoa e Samp avessero la potenza di fuoco di Milan e Inter, che si sono comprati lo stadio dal sindaco Sala”, osserva.

 

Piciocchi annuncia inoltre che “la prossima settimana verrà pubblicato il verbale della conferenza dei servizi”, nel quale, a suo dire, emergerebbero “dubbi enormi degli uffici su perdita patrimoniale e mancanza di impegni economici chiari”.

 

Sul piano istituzionale, il nodo riguarda anche il metodo. “Ho sempre grande rispetto per la sindaca, non ho alcun livore personale – precisa – ma è inaccettabile che non se ne possa parlare in consiglio comunale. E scopriamo che non c’è alcuna delibera sull’interesse pubblico, quando il 14 febbraio era stato detto il contrario. Siamo in una fase ultrapreliminare”.

 

Infine, un chiarimento tecnico: “Lo stadio si dà in diritto di superficie e non in concessione. È un diritto reale minore, una sorta di vendita temporanea ma a tutti gli effetti. Il Comune può vincolare la proprietà privata, non sono prevenuto, ma bisogna chiamare le cose con il loro nome”.

 

Il confronto politico resta aperto. Sullo sfondo, il destino del Ferraris e l’equilibrio tra tutela del patrimonio pubblico, sostenibilità finanziaria e rilancio di un intero quartiere della città.

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