Ex Ilva, domani vertice al Mimit sulla vendita. La Cassazione conferma il sequestro dell'Altoforno 1

di R.S.

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Urso: "L'azienda dovrà sopravvivere malgrado tutto". Pichetto: "Un'eventuale chiusura sarebbe un fallimento dell'Italia"

Ex Ilva, domani vertice al Mimit sulla vendita. La Cassazione conferma il sequestro dell'Altoforno 1

Nuovo appuntamento al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il futuro dell’ex Ilva. Domani i sindacati metalmeccanici incontreranno il ministro Adolfo Urso per fare il punto sul processo di vendita dell’acciaieria, mentre resta aperto il confronto tra i due soggetti interessati all’acquisizione del gruppo: Flacks Group e Jindal Steel International.

Entrambi gli investitori hanno presentato offerte vincolanti, sulle quali i commissari straordinari hanno richiesto ulteriori chiarimenti e integrazioni prima di procedere con le valutazioni definitive. L’incontro al Mimit rappresenta quindi un passaggio importante per aggiornare le parti sociali sullo stato della trattativa e sulle prospettive industriali del sito siderurgico.

Il confronto arriva pochi giorni dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dall’azienda, confermando il sequestro dell’Altoforno 1 dello stabilimento di Taranto. L’impianto è fermo dal maggio dello scorso anno, quando fu spento in seguito a un incendio.

Una decisione contestata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha definito «un’anomalia» il protrarsi per oltre un anno del sequestro probatorio. Secondo il ministro, il blocco dell’impianto avrebbe causato danni economici superiori ai 2 miliardi di euro.

Nonostante le difficoltà, il Governo ribadisce la volontà di garantire la continuità produttiva dell’ex Ilva. «L’Ilva dovrà sopravvivere malgrado tutto», ha dichiarato Urso intervenendo al Forum in Masseria, sottolineando il ruolo strategico dell’acciaieria per il sistema industriale nazionale.

Sulla stessa linea anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui un’eventuale chiusura dello stabilimento rappresenterebbe «un fallimento per l’Italia», che si troverebbe costretta a dipendere maggiormente dalle importazioni di acciaio dall’estero.

Il futuro dell’ex Ilva resta dunque legato sia all’esito della trattativa per la cessione sia alla soluzione delle questioni giudiziarie che continuano a incidere sulla piena operatività degli impianti.

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